Sicurezza
«Siamo noi la risposta all’anti-politica»
Lorenzo Rocchi interpreta l’orgoglio dei giovani democratici all’assemblea del Compost: «Ma non siamo una corrente»
PRATO. La meglio gioventù del Partito democratico ha le facce di Giacomo Marossi da Milano, di Emanuele Perugini da Roma, di Giulio Mariani da Sesto Fiorentino (le parole dei giovani Pd si possono ascoltare sul sito del Tirreno Prato). Probabilmente nessuno di loro diventerà un giorno segretario del partito, e forse nemmeno ci tengono, ma sono loro, insieme alle altre decine di under 30 di “Occupypd”, l’incontro che si è svolto ieri pomeriggio allo Spazio Compost di via Santa Chiara, a dare la sferzata a un partito mai stato così in difficoltà. Loro, almeno nelle intenzioni, ancor più di figure come Matteo Renzi o Giuseppe Civati che tentano di farlo ai piani alti del Pd.
E forse non è un caso se nelle quattro ore di interventi all’interno dell’ex fabbrica a due passi da piazza San Marco i nomi del rottamatore e dell’esponente lombardo che si candida a fare il segretario nazionale non vengano pronunciati quasi mai. Dovrebbero essere i naturali punti di riferimento dei giovani che vogliono rovesciare il tavolo, e invece stanno ai margini del discorso, perché come chiarisce subito Lorenzo Rocchi facendo gli onori di casa, “Occupypd” non vuole farsi corrente, non si metterà al servizio di nessuno di quelli che puntano a prendere il controllo del Pd al congresso d’autunno (o quando si farà).
Sono venuti da tutta Italia, dalla Calabria, dal Piemonte, dal Veneto, per il primo incontro del movimento, cui ne seguirà uno a Bologna. C’è un tasso abnorme di smartphone, computer portatili e telecamere digitali al Compost, ma anche di telecamere delle tv. E’ tutto un crepitare di tweet per condividere idee e proposte con chi non è potuto venire, tanto che a un certo punto il milanese Marossi sente il bisogno di dire che «la politica non si fa coi tweet». «Siete la migliore risposta all’antipolitica - li accoglie Rocchi - La dimostrazione che dentro al Pd, nonostante tutto, c’è una grande energia. Ora serve un congresso, ma non come quello dell’altra volta. Prima bisogna fare i congressi locali, poi quello nazionale, per rovesciare questo modo di far politica calato dall’alto».
E ancora: «Noi non siamo il partito della responsabilità, quello che viene chiamato per fare le leggi impopolari, siamo il partito del cambiamento, e il paese non si cambia insieme a Berlusconi». Due concetti, quello dei congressi e quello dell’avversione al governo delle larghe intese, che verranno ripresi in molti dei successivi interventi. Cinque minuti a testa, col timer che scorre a fianco dell’oratore. Sono arrivati alla spicciolata i giovani del Pd, e non si conoscono, ma come fa notare la bolognese Elly Schlein citando le interviste pubblicate sul sito del Tirreno, pur senza conoscersi hanno detto cose molto simili, segno che c’è un comune sentire.
Ma c’è anche un accenno di autocritica nelle parole del romano Emanuele Perugini: «Giusto non diventare una corrente, ma se questo posto non vuole essere solo uno sfogatoio e non ci vogliano ritrovare a Bologna a dirci le stesse cose, bisogna fare proposte e soprattutto essere al congresso nazionale». Su Twitter c’è anche il controcanto in tempo reale di uno che si firma “L’apparato” e che invita i giovani del Pd a spegnere la luce quando avranno finito di fare la rivoluzione. Oltre alla quasi assenza di Renzi e Civati dal discorso, si nota la quasi assenza delle donne: su una trentina di interventi, solo un paio arrivano dalle donne (se si escludono le ospiti Gilda Fronzoni e Ilaria Bugetti). Ed è una di loro, Alice Arena, a farlo notare quando tocca a lei prendere la parola.
Uno a cui volevano dare la parola è l’unico deputato presente, il renziano Matteo Biffoni, che però ha preferito soprassedere, per non dare l’impressione, ha spiegato, di mettere il cappello sull’iniziativa. E forse anche perché avrebbe dovuto dire ai tanti giovani del Pd pratese che fino a ieri sostenevano Bersani: «Io ve l’avevo detto».
Paolo Nencioni
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