Attenzione
Morta per un’embolia, in attesa di giustizia da 6 anni
PRATO. I genitori di Paola Puccetti, morta a 28 anni a distanza di alcuni mesi da un intervento che sembrava banale, non si danno pace. Il pensiero che la loro figlia avrebbe potuto salvarsi, se solo...
PRATO. I genitori di Paola Puccetti, morta a 28 anni a distanza di alcuni mesi da un intervento che sembrava banale, non si danno pace. Il pensiero che la loro figlia avrebbe potuto salvarsi, se solo i medici avessero compreso che rischiava un’embolia, non li lascia dormire neppure a distanza di anni dalla morte della giovane, avvenuta nel 2007. Il tempo non li aiuta a superare il lutto. Da anni la famiglia di Paola vuole sapere se ci sono state responsabilità da parte dei medici. Un iter giudiziario tormentato, visto che le indagini si sono trascinate per un tempo abbastanza lungo. Ad un certo punto, la famiglia ha pure temuto che l’inchiesta venisse archiviata. Poche settimane fa hanno ricevuto la notizia che attendevano da tempo ma che al tempo stesso rinnova il loro dolore anche per la paura di non riuscire ad avere giustizia. Due medici e un anestesista compariranno il 4 giugno davanti al giudice dell’udienza preliminare in tribunale a Lucca per rispondere in concorso dell’accusa di omicidio colposo. Verranno giudicati con rito abbreviato dopo cinque anni e mezzo dalla morte della giovane nella sua abitazione di San Benedetto a Settimo di Cascina. Nell’ottobre 2007 la giovane, che lavorava come portalettere a Montemurlo, si sottopose a un intervento chirurgico per una lesione alla cartilagine del ginocchio causata dalla caduta da un ciclomotore di Poste Italiane avvenuta tre mesi prima. Un intervento senza apparenti difficoltà che venne eseguito all’ospedale Santa Croce di Castelnuovo Garfagnana ma che invece di lì a poco portò alla tragedia. In questi anni la famiglia si è scontrata anche con una giustizia che non rassicura. «Siamo andati più volte – racconta Mariagrazia Simonelli, pensionata – in procura . Passavano i mesi e nessuno ci sapeva dire che fine avesse fatto il fascicolo delle indagini».
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