Il Tirreno

Prato

Assoluzione a sorpresa per l'assicuratore Fornello

Assoluzione a sorpresa per l'assicuratore Fornello

Era accusato, insieme ai figli, di essersi appropriato indebitamente di 838.000 euro ai danni della Allian

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PRATO. Assolti perché il fatto non costituisce reato: questa la formula scelta dal giudice monocratico Giulia Landini per chiudere il processo di primo grado nei confronti di uno dei più noti assicuratori pratesi, Piergiorgio Fornello, 67 anni, e dei figli Enrico Maria e Filippo Maria, che erano accusati di appropriazione indebita ai danni della compagnia assicurativa Allianz di Monaco di Baviera.

Un’assoluzione arrivata a sorpresa, al termine di un lungo processo nel corso del quale la Procura era convinta di aver portato le prove documentali dell’appropriazione di 838.000 euro da parte di Fornello e dei figli.

I fatti risalgono al 2008, quando i tedeschi, subentrati nella gestione del Lloyd Adriatico, di cui Fornello aveva tenuto l’agenzia per 43 anni, contestarono al decano degli assicuratori il mancato versamento dell’ingente somma.

I rapporti tra l’assicuratore e la casa madre, però, si erano guastati già alcuni anni prima, quando Fornello contestò la politica aziendale e le modalità di riscossione delle provvigioni. Negli ultimi tempi all’agenzia individuale era subentrata la Fornello Assicurazioni srl, nella quale erano coinvolti anche i figli di Piergiorgio. E dunque anche a loro la Allianz ha chiesto conto di quei soldi che non erano arrivati nelle casse di Monaco.

Piergiorgio Fornello si è difeso accollandosi tutte le eventuali responsabilità e dichiarando che tutto era stato fatto alla luce del sole. Quei soldi, ha detto al giudice, mi erano dovuti dalla compagnia assicurativa e dunque me li sono tenuti a titolo di compensazione. Prova ne sia, ha aggiunto, che ho inviato la comunicazione formale dell’incasso.

I tedeschi però non si potevano accontentare della comunicazione, volevano vedere il contante, e così hanno denunciato Fornello e i figli, difesi da Pier Nicola Badiani e Cristina Meoni, mentre la parte civile era rappresentata da Eugenio Zaffina. Quest’ultimo è rimasto abbastanza sorpreso dalla lettura della sentenza, stamattina, e attende di conoscere le motivazioni (il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a due anni e otto mesi di reclusione). In attesa che le conclusioni siano depositate si possono fare solo ipotesi. Quella più accreditata è che il giudice abbia ritenuto il “difetto di dolo”. Cioè abbia considerato che quei soldi effettivamente non potevano essere trattenuti, ma che la compagnia assicurativa era ampiamente coperta dall’ipoteca sulla villa di Fornello, che poi è stata effettivamente messa all’asta. Inoltre Fornello ha sempre detto di non essersi messo in tasca il denaro, ma di averlo girato alla sua banca che vantava intenti crediti.

Paolo Nencioni

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