Italia
Anche i sordi potranno parlare col 113
Parte un progetto sperimentale che prevede la localizzazione istantanea delle chiamate
PRATO. Si chiama Hermes il progetto messo a punto dalla Questura insieme alla sezione pratese dell’Ente nazionale sordi per consentire anche a chi ha un deficit uditivo di poter interagire con la centrale del 113 per le chiamate di soccorso.
Già in altre parti d’Italia si sono sperimentati sistemi per mettere in contatto i sordi col 113 ma è la prima volta che viene messo a punto un meccanismo che consente di localizzare in tempo reale il punto da dove l’utente sta chiamando, per inviare una volante nel giro di pochi minuti.
La Questura, in collaborazione con l’Ente nazionale sordi, ha stilato una prima lista di 150 utenze telefoniche alle quali basterà fare anche un semplice squillo al 113 per essere rintracciate. Sul display della centrale operativa comparirà la posizione dell’apparecchio e il nome di chi chiama. In altri progetti si era pensato a un sms, che però rischia di essere troppo complicato in situazioni di emergenza.
Perché il progetto funzioni c’è bisogno anche di una terza parte oltre all’utente con problemi di udito e all’operatore della centrale 113. Questa figura è il “fiduciario”, un amico o un parente del sordo che verrà informato della richiesta di intervento arrivata da parte della persona da lui seguita.
Il progetto sperimentale, curato dall’ispettore La Gatta del coordinamento Volanti, sta partendo in questi giorni e il ministero dell’Interno ne è stato appena informato. Alla lista dei 150 soci pratesi dell’Ente nazionale sordi se ne potranno ovviamente aggiungere altri, vale a dire tutti coloro che hanno questo tipo di problema pur non essendo iscritti all’associazione. E non servirà solo per chiamate di soccorso, ma anche per segnalazioni di eventi a cui la persona sorda ha assistito e vuole comunicare alla centrale del 113.
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