Finanza
C’è chi non riesce a pagare le rette dell’asilo comunale
Nel 2012 un buco di 96 mila euro. Lo stesso assessore Pieri contatta i morosi per cercare una soluzione
PRATO. Prima si chiede con le buone, inviando una lettera di sollecito con tanto di raccomandata alle famiglie. O perfino con una telefonata da parte dello stesso assessore alla Pubblica Istruzione. Poi si passa alle “cattive”, ovvero la riscossione coattiva affidata a Sori: a quel punto, saranno ancora più dolori. Ultima chiamata per 150 morosi che, nel 2012, non hanno pagato le rette del nido comunale, in qualche caso nemmeno una mensilità. C’è crisi, si sa, ma c’è anche un buco di 96mila euro che si profila nelle casse del Comune e che, in qualche modo, dovrà essere sanato. E’ la previsione di quote non pagate, appunto, per il servizio di nido comunale erogato nel 2012.
Il boom del non riscosso. In soli tre anni la soglia di non riscosso è lievitata, sintomo del disagio in città che ha messo in ginocchio tante famiglie: se nel 2009 le rette non pagate ammontavano a 18.405 euro, per il 2012 si prevede qualcosa come 96.400 euro di inevaso da inviare a Sori, con un incremento di oltre il 420%. «Mai si era registrato un tasso di morosità di queste proporzioni, come del resto mai avevamo avuto un calo di richieste d’iscrizioni al nido comunale come quello per il prossimo anno educativo (soltanto 300 iscrizioni, ndr)», osserva l’assessore Rita Pieri. Già spedite le lettere in cui, ai morosi con quattro mensilità d’arretrato, viene chiesto di regolarizzare la propria posizione posizione entro un mese, prima che entri in gioco “l’esattore” Sori per il recupero crediti. Sennò a rimetterci potrebbe essere il bambino.
«Laddove non si proceda al pagamento, o non si inizi a pagare alcune delle quote, il bambino non potrà più frequentare il servizio di asilo nido alla riapertura dell'anno educativo», si legge nella determina dirigenziale di riferimento. Nessuna volontà di infierire, anzi: le famiglie in difficoltà sono invitate a presentarsi agli uffici per concordare l'eventuale piano di rientro. E non si può dire che l’assessorato alla Pubblica istruzione, consapevole delle difficoltà economiche piombate addosso a tante famiglie con figli a carico, non abbia lanciato loro un salvagente. E’ del 19 febbraio scorso la decisione della giunta comunale di abbassare ancora il tetto Isee (37mila euro) per tendere una mano a quei genitori che, nel 2012 (dato che l’Isee si riferisce sempre all’anno precedente), abbiano conosciuto la perdita del posto di lavoro (-50% di Isee) o la cassa integrazione (-20% di Isee), e che siano in grado di documentare il mutato quadro economico.
L’Isee da modificare. Sulla scia di questa delibera, da febbraio a oggi 34 famiglie hanno chiesto l'abbattimento dell'Isee (quasi tutte italiane) per avere una tariffa di nido più leggera.
«Ma non basta. Alcuni genitori che, per mandare al figlio al nido, pagavano prima 300 euro al mese, ora si ritrovano a corrispondere una quota di 47 euro. In qualche caso, non ce la fanno nemmeno con la tariffa più bassa». Il cuore dell’assessore Pieri si stringe: è lei stessa a misurarsi con il disagio e la dignità di questi genitori in difficoltà, contattandoli talvolta telefonicamente, cercando di offrire un’alternativa pur di non interrompere l’esperienza educativa del bambino. Pieri racconta di un babbo moroso che non poteva permettersi nemmeno 47 euro al mese e che, per senso di dignità, ha rifiutato l’aiuto di un’associazione di solidarietà verso cui il Comune l’aveva indirizzato. Alla fine, ha optato per il ritiro del bimbo dal nido. «In diversi casi – fa sapere l’assessore – non si è stata pagata nemmeno una quota mensile». C’è anche chi, con il pretesto della dimenticanza, su questi comportamenti ci marcia, per così dire. «Per questo - conclude - da parte nostra massima disponibilità ma anche massima attenzione».
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