Il dolore
Palestra Etruria, tra gloria e vergogna
Prato: bagni inutilizzabili, crepe nelle pareti e acqua dal tetto. Lo storico impianto di via S. Caterina è in condizioni di degrado inaccettabili e il Coni non ha soldi per ripararlo
PRATO. Il male minore forse è la ruggine depositata intorno alle docce. Il peggiore, l’odore di fognatura che proviene dai bagni delle femmine, rendendoli periodicamente inutilizzabili. Fa un certo effetto che qui siano spuntate due stelle del firmamento olimpico, dal “signore degli anelli” Jury Chechi alla più giovane Marta Pagnini fresca del bronzo a Londra 2012. Eppure, il nome della palestra “Etruria” è una garanzia perché è qui che hanno scaldato i muscoli intere generazioni di ginnasti pratesi.
La gloria passata. «Non di rado i nonni che vengono a prendere i nipotini si riconoscono nelle foto in bianco e nero che tappezzano le pareti della segreteria», racconta la presidente della società "Etruria" Grazia Ciarlitto. Testimonianze di una gloria passata cui non rende giustizia la condizione attuale della palestra. Dove ogni giorno si assiste al bel viavai di 150-200 piccoli e grandi allievi di ginnastica generale e artistica che frequentano i corsi.
Senza gestione. A fatica, la struttura sta in piedi tra degrado e fatiscenza. In palestra piova acqua dal tetto. Sconta il fatto di trovarsi senza gestione pubblica. Teoricamente la storica società “Etruria” (nel 1997 ha festeggiato il centenario) sarebbe solamente “ospite” dell’impianto, avendo la sede sociale ubicata presso la palestra di proprietà del Coni. Per anni questa è stata gestita dal Comune che, a fine 2011, ha inviato al Coni la disdetta: di fatto la società “Etruria”, costretta a metter mano al portafoglio tutte le volte che si rompe qualcosa, si trova a fare le veci di un soggetto gestore pur non avendo i mezzi e la titolarità per farlo. «Nel gennaio 2012 è andata in blocco la caldaia e per ripararla abbiamo speso 3.500 euro per la riparazione. Non essendo noi i proprietari, non possiamo operare interventi strutturali. Senza contare il problema delle fosse biologiche. Ogni due mesi siamo a chiamare la ditta per la vuotatura: la fognatura è vecchia e di certo ogni intervento provvisorio non ha carattere risolutivo. Il nostro scopo è l’attività agonistica in cui la società investe, non possiamo accollarci interventi strutturali».
Il talento Marta. Grazia Ciarlitto è la mamma della campionessa Marta Pagnini, talento fiorito e allevato in casa “Etruria” (da dieci anni però gli allenamenti della ritmica si fanno palestra delle Badie). Le piange il cuore quando passa a raggi X le condizioni della palestra. L’ultimo boccone amaro ingoiato è stata la chiusura della stanzetta dove si allenava la Pugilistica pratese, poi trasferitasi nella fatiscente palestra di via Roma (Il Tirreno se n'è occupato la settimana scorsa). «Si sono formate importanti crepe, così come nella stanza della segreteria», racconta Grazia Ciarlitto. E poi la nota dolente dei bagni che periodicamente vengono chiusi quando la fognatura va in tilt. «Le ragazze sono costrette ad andare nei bagni degli istruttori». Nonostante tutto, alla palestra “Etruria”, frequentata anche dalle ragazze della società “Arcobaleno”, non manca niente a livello di attrezzature. Nel 2009 è stata ricomprata la pedana (34mila euro). «Sarebbe un sogno ripristinare il trampolino elastico, propedeutico per la ginnastica: ma – ammette la presidente dell’Etruria – servirebbero 4.500 euro» .
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
