Sicurezza
Famiglia in ginocchio dopo due malattie
Senza lavoro e senza sostegno, hanno già venduto la casa
PRATO. Nel corso della vita capitano momenti bui e difficili, ma per Cristina, Enrico e la loro mamma la risalita è quasi impossibile. Una vita regolare e abbastanza agiata fino al 1999 quando muore il nonno che secondo l'antica concezione di “pater familias” era il sostentamento del nucleo famigliare. Nel 2005 muore anche il padre e un anno dopo inizia l'inesorabile declino della moglie che si ammala di demenza senile. Le disgrazie non finiscono qui; Enrico deve smettere di lavorare per badare alla madre e alla sorella che nel frattempo si è ammalata, i debiti aumentano e le entrare diminuiscono, così nel 2006 la famiglia vende la casa di proprietà, evitando per poco l'asta giudiziaria, e va a vivere in affitto a 740 euro al mese. «La cifra è abbastanza alta - spiega Cristina - troviamo un cinque vani in una casa senza ascensore, ma fino al 2010 riusciamo, utilizzando i soldi ricavati dalla vendita dell'appartamento, a pagare». La casa stimata 245 mila euro è stata venduta per 120 mila, una perdita di 100 milioni che però ha evitato il peggio. «Abbiamo sempre condotto un' esistenza francescana – racconta Enrico – nessun vizio, mai una pizza e un diversivo. Purtroppo nell'aprile di tre anni fa i soldi finiscono, mia madre peggiora tanto da avere l'invalidità al 100% mentre a mia sorella viene riconosciuta al 55%». La pensione delle due donne non è sufficiente per vivere, cosi, si deve scegliere fra il mangiare o il pagare l'affitto e la scelta è ovvia. Si arriva a dicembre 2011 con la prima udienza in cui il giudice impone alla famiglia di lasciare l'appartamento entro aprile 2012. Alla data stabilita alla porta di casa si presenta l'ufficiale giudiziario, tra lungaggini burocratiche i mesi passano, ma i primi di maggio arriva la comunicazione per lo sfratto esecutivo fissato per il 3 giugno alle ore 8. La campana suona a morto; i due fratelli iniziano a impacchettare piatti, bicchieri e i loro ricordi, ma non hanno un posto dove andare. «Prevedendo che saremmo finiti così e che la pazienza dei padroni di casa non poteva durare all'infinito, – commenta Cristina – nel 2010 abbiamo partecipato al bando di concorso per l'assegnazione delle case popolari, in graduatoria siamo ottantesimi. Ancora troppo in basso per avere un alloggio in tempi rapidi». Per arginare la situazione Cristina ha chiesto un appuntamento all'assistente sociale, che è stato fissato per il 21 maggio. «Fino a quando non c'è stato lo sfratto esecutivo non era possibile accelerare i tempi, ma ora con questo foglio e i certificati di invalidità – spiega – spero che ci trovino una sistemazione, accettiamo tutto, basta che non si divida la famiglia. Siamo sempre stati uniti e lo vogliamo restare, anche per stare vicino a nostra madre». Con un canone a 20 euro al mese i due fratelli pagherebbero l'affitto e riuscirebbero a mangiare e a riscaldarsi, in una parola ad avere un' esistenza dignitosa. La casa dove abitano ha spifferi e chiazze di umidità, per ottenere un po' di caldo bisogna lasciare il riscaldamento accesso diverse ore e la bolletta diventa da capogiro. «Non vogliamo vivere di carità – continua Enrico – chiediamo soltanto che venga riconosciuta la situazione terribile in cui ci troviamo; mia madre e mia sorella non sono autosufficienti e l'unico che le può accudire sono io, ma così non posso andare a lavorare». Intanto dribblando scatoloni pieni e mezzi vuoti, l'anziana mamma vaga per casa con occhi persi borbottando frasi sconnesse , Cristina fa sempre più fatica a respirare e negli occhi di Enrico si legge la disperazione e la paura per il futuro decisamente troppo incerto per un uomo di 50 anni che da 5 non lavora più.
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