Sicurezza
Nuova grana giudiziaria per Fusi
E’ indagato per bancarotta a Firenze insieme a Cecchi e Nencini
PRATO. L’ex patron del gruppo di costruzioni Btp Riccardo Fusi è indagato a Firenze con altre sette persone in un’indagine in cui vengono ipotizzate, a vario titolo, la bancarotta semplice e fraudolenta.
L’inchiesta riguarda le vicende di tre società del gruppo - la Alfieri, la Gr Partners e la Finmari - dichiarate fallite dal tribunale di Firenze il 6 giugno e il 12 dicembre2012.
Nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dal pm Luca Turco e condotta dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, venerdì sono scattate le perquisizioni agli uffici di Fusi. L’indagine è uno sviluppo degli accertamenti che la Procura di Firenze fece sulla cosiddetta “cricca”, procedimento per il quale (in relazione alla costruzione della Scuola marescialli di Firenze) Fusi è stato condannato a Roma in primo grado insieme ai funzionari pubblici Angelo Balducci e Fabio De Santis e all’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli.
Sempre per i filoni di quell’indagine, Fusi è indagato anche per le vicende legate al Credito cooperativo fiorentino che fu di Denis Verdini. Adesso la Procura di Firenze contesta a Fusi e agli amministratori delle tre società una serie di operazioni «imprudenti», come l’acquisto, da parte della Alfieri, della Manifattura tabacchi di Corte di Pulia a Lucca, «con un esborso complessivo di 8.700.000 euro», o di un terreno a Campi Bisenzio al prezzo di 7 milioni di euro. Per la Finmari, la procura contesta la bancarotta per la distrazione di circa 3 milioni di euro, somma «erogata quando la società versava in stato di insolvenza», in favore di Riccardo Fusi (589 mila euro) e di un altro socio (2 milioni e 472 mila euro) «quale restituzione di finanziamenti». La Btp il 5 agosto 2011 è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo.
Tra gli indagati della nuova inchiesta figurano un paio di pratesi oltre a Fusi. Si tratta di Giancarlo Cecchi, ex dipendente della Btp e già direttore generale della Provincia (nomina contestata dall’opposizione di centrodestra per la presunta mancanza dei titoli), e Mario Nencini, presidente della Incom di Montecatini, una società di abbigliamento che oltre al marchio omonimo gestisce anche quello della Chinook e lavora molto con le forze di polizia per la fornitura di divise.
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