Il Tirreno

Prato

Emilia: «Sono una mamma di serie B»

di Maria Lardara
Emilia: «Sono una mamma di serie B»

Lavoratrice a progetto aspetta da nove mesi che l’Inps le invii l’assegno di maternità che le spetta: 2500 euro

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PRATO. Nove mesi per partorire un figlio, altrettanti ne impiega l’Inps per "partorire" un assegno di maternità. Nel frattempo quel figlio è nato, succhia il latte e sgambetta che è una meraviglia, ma la sua mamma aspetta ancora di ricevere l’indennità di maternità perché è una mamma "atipica". Suona come una beffa la storia di Emilia Verde, un contratto a progetto presso un’azienda di servizi e iscritta alla gestione separata dell’Inps: tocca anche a lei la cassa previdenziale del popolo di collaboratori a progetto, partite Iva e co.co.co. Un esercito di precari in crescita a Prato (nel 2012 i contratti a progetto avviati sono stati quasi 3.200, il 7% sul totale degli avviamenti registrati dal Centro per l’impiego) che può comunque accedere a determinate di sostegno al reddito, vedi la maternità per le lavoratrici. Emilia rientra fra queste, sapeva di poter esercitare quel diritto e il 10 agosto scorso, quando ormai il pancione con il piccolo in grembo si era fatto grosso grosso, ha fatto domanda di maternità all’Inps come da prassi.

Il racconto di Emilia. «Mi sono congedata all’ottavo mese di gravidanza anziché il settimo, avendo in tutto cinque mesi di copertura a disposizione prima e dopo il parto», racconta. Fin qui tutto regolare, anche se Emilia, rispetto alle colleghe assunte con rapporto di lavoro subordinato, si è sentita come discriminata sui diritti di maternità. «Non tanto nella misura della prestazione che corrisponde sempre all’80% del compenso, quanto nella modalità di erogazione. Le lavoratrici della gestione ordinaria dell’Inps continuano a riscuotere mensilmente anche in maternità, mentre le madri atipiche devono aspettare il versamento in un’unica soluzione entro sei mesi dall'istanza». Secondo un rapido calcolo, Emilia dovrebbe riscuotere circa 2.000-2.500 euro. Dovrebbe perché da febbraio, mese entro il quale (il bambino è nato a ottobre) la giovane mamma avrebbe dovuto incassare la maternità, non ha visto un euro dall'Inps. Il figlio è nato a ottobre 2012, il periodo di maternità obbligatoria è scaduto e a breve Emilia dovrebbe riprendere la sua postazione visto che per legge, in caso di maternità, la parte restante del contratto collegato al progetto viene “congelata”. Emilia si è armata di pazienza, iniziando un lungo pellegrinaggio tra il patronato Inca di piazza Mercatale e la sede dell’Inps di via Valentini. «Inizialmente all’istituto non risultavano i versamenti di contributi tramite gli F24 ma per il commercialista dell’azienda era tutto regolare. Ma se la legge mi concede un diritto in quanto mamma, pretendo che questo venga applicato».

L’intervento del sindacato. Siamo a maggio e della maternità nemmeno l’ombra: c’è voluta la mediazione del Nidil-Cgil (il sindacato degli atipici) per accertarsi che i contributi versati alla lavoratrice fossero stati incassati dall’Inps. «Quello che denuncia Emilia non è un caso isolato - lamenta il segretario del Nidil Giovanni Santi -: una lavoratrice parasubordinata nostra iscritta ha impiegato sei mesi per ricevere l’indennità di disoccupazione una tantum, anziché 90 giorni. Da un lato all’Inps abbiamo una situazione sott’organico che rallenta l’elaborazione delle pratiche, dall’altro la nostra legislazione è capace di dare risposte più brevi ai lavoratori subordinati. E a Prato il bacino di iscritti alla gestione separata si sta allargando visto il proliferare di contratti atipici».

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