Sicurezza
Bilancio in tre mosse: Irpef rimodulata, segno più sull’Imu
E in Comune si passano al setaccio i risparmi possibili Ballerini: «Garantiremo la tutela delle fasce più deboli»
PRATO. L’impianto del Bilancio di previsione 2013 è sostanzialmente fatto. L’assessore al Bilancio Adriano Ballerini potrebbe definirlo entro metà della settimana. «Poi si comincerà - dice - a parlare di numeri». Ovvero dove tagliare se si riuscirà, dove riequilibrare, dove - con molta probabilità - aumentare. Sì, perché quest’anno, la manovra di bilancio per i cittadini non sarà indolore. Di certo mancano all’appello circa 11 milioni di euro, tra minori trasferimento, ulteriori tagli statali, mancati introiti. E bisognerà trovarli. Tre le mosse è possibili - «ma sempre con un’attenzione particolare - spiega l’assessore - alle fasce più deboli» - con una esclusione già decisa: non verranno aumentati nè ritoccati - se non dell’adeguamento Istat - i servizi a richiesta: scuole, mense, bus eccetera. «La rimodulazione - afferma Ballerini - l’abbiamo fatta l’anno scorso (sulla base Isee e con piccoli ritocchi verso l’alto perle fasce più abbienti ndr), ci pare abbia funzionato e non è nostra intenzione modificarla».
Restano altre tre possibilità: riduzione ulteriore della spesa «sulla base non di tagli ma di nuovi risparmi - precisa - visto che tutto ciò che si poteva eliminare lo abbiamo eliminato a partire dal 2009. Restano - aggiunge - da mettere a regime pochi dettagli» di scarso valore, evidentemente, ma sull’ammontare del quale resta un punto interrogativo; la seconda riguarda ritocchi per l’addizionale Irpef, la terza una modifica verso l’alto dell’Imu sugli immobili non prima casa. Nessuna decisione è stata ancora presa in via definitiva ma la manovra potrebbe reggersi su una sorta di “combinato disposto” tra ritocchi e risparmi che potrebbero coinvolgere tutte e tre le voci. «Stiamo riflettendo» è la risposta secca dell’assessore. L’addizionale Irpef comunale oggi prevede un prelievo dello 0,5%, aliquota unica, uguale per tutti. Esiste però una direttiva inviata ai Comuni dell’Agenzia delle Entrate nella quale si indica una strada differente: un applicazione diversificata dell’aliquota sulla base dei redditi: un po’ più gravosa su chi ha una dichiarazione dei redditi “pesante”, un po’ più leggera su chi invece ha visto il proprio reddito scendere anche a causa della lunga crisi che sta mettendo in ginocchio gli italiani. Attraverso un riequilibrio cauto dell’addizionale Irpef il Comune potrebbe introitare non molto, ma qualcosa come tra un o due milione di euro. Questo è il range.
Il piatto forte resta l’Imposta municipale unica, l’Imu (la rata di giugno sulla prima casa è stata congelata dal governo, con minori incassi per il Comune pari a 8 milioni di euro, 16 complessivi se sulla prima casa l’imposta dovesse sparire). A Sori è stato dato mandato di compiere alcune simulazioni con l’aumento dell’aliquota sugli immobili non prima casa. Facendo schizzare l’aliquota dallo 0,76 per mille attuale allo 0,94 (un punto e 8 in più), l’incasso netto sarebbe aumentato di 11 milioni. Ma è anche vero che imprese, negozi, artigiani sarebbero a rischio collasso. Il Comune lo sa e di imboccare quella strada ne ha poca voglia. Dimezzando l’aumento (0.85 per mille) gli incassi netti farebbero un salto in avanti di 5 milioni e mezzo. Una via mediana sulla quale si riflette e che potrebbe portare a ulteriori aggiustamenti.
Cristina Orsini
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