Il Tirreno

Prato

«La mia musica ribelle a Prato non sfondava»

di Danilo Fastelli
Il cantautore Francesco Guasti
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Il cantautore Francesco Guasti

Francesco, 30 anni, partecipa al talent di Rai2 “The voice” nella squadra di Pelù La gavetta, poi l’improvvisa celebrità. Ai suoi coetanei dice: «Non arrendetevi»

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PRATO. Francesco si sta prendendo la sua rivincita. Dopo anni di gavetta, di concerti nelle sagre «in cambio di un panino con la porchetta», di tenacia e rospi da ingoiare «perché io nella mia musica ci ho sempre creduto», la voce di Francesco Guasti, il trentenne pratese sulla ribalta del talent show di Rai2 “The voice of Italy”, arriva nelle case degli italiani, raggiunge milioni di cuori e orecchie, rimbalza dal piccolo schermo a Facebook e Twitter, dove il suo nome diventa un coro. Il suo momento è ora, quel treno che non passava mai lo ha travolto e sfreccia rapido verso un futuro che ci si augura di grande successo.

Francesco Guasti, che effetto fa tutta questa notorietà all’improvviso?

«Sono felice e frastornato. Mi scrivono migliaia di persone che non conosco e mi sento un cafone perché non riesco a rispondere a tutti. Ma è impossibile».

Il famoso prezzo della celebrità.

«Celebrità è una parola grossa. Sono ciò che sono sempre stato. Ma è chiaro che questo momento per me è speciale. Ed è anche una specie di rivincita».

Nei confronti di chi?

«Di tutti quelli che non credevano in me. Che mi consigliavano di mollare, di occuparmi di altro. Tra loro anche qualche ex compagno di avventura».

Tanti fanno una lunga gavetta e poi non arrivano a niente. A te invece è stata data un’occasione. Qual è la tua storia?

«Canto da quando ero bambino. Ho suonato per dieci anni nei Supernova, poi nei Fuori tempo massimo. Qualche anno fa ho inciso il primo disco. Ho cantato di tutto, soprattutto cover perché gli spazi per le proprie canzoni sono rarissimi. Amo tutta la musica e non sopporto chi dice di fare solo “sperimentale”. Ho cantato per anni nei locali della zona in cambio di poco o niente. Perché cantare è la mia vita e la mia passione».

Come è nata la partecipazione al talent show?

«Tutta colpa, si fa per dire, di Fulvio Notari del Keller Platz di Prato. Lo avevano contattato per chiedergli di segnalarevoci interessanti. Lui lo ha detto a me».

Così sei finito tra le “grinfie” di Piero Pelù.

«Piero è un grande. Per me è sempre stato un mito, ora lavorare con lui è importantissimo. Ieri sera (giovedì) non è stato facile per me portare “Musica ribelle” di Finardi. Temevo di non farcela. Ma lui l’ha resa mia, l’ha trasformata in una canzone moderna. Gli devo tutto».

Tornando a Prato, quali sono i mali di questa scena musicale?

«È chiusa. Ci sono pochi spazi e quelli esistenti sono riservati ai soliti noti. Chi ti chiama a suonare non rispetta il tuo lavoro: vuole cover, ti chiede di portare gente, pensa di pagarti con una pizza e una birra».

Se ripensi a te qualche settimana fa, quando non ti filava nessuno, che consigli daresti a un musicista tuo coetaneo?

«Di non arrendersi, anche se è difficile: ma è l’unica strada».

Per te adesso invece è facile: partecipi a un talent, la strada maestra per il successo. È una scorciatoia?

«No, non lo è. Tutti quelli che partecipano a “The voice” hanno una gavetta alle spalle, anni di palchi, fallimenti, esperienze. Chi arriva dal niente va poco lontano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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