Il dolore
Cinque bronzi di Quinto Martini volano all’Ermitage
Le opere diventeranno parte della collezione permanente E’ il primo toscano dopo 60 anni che approda al museo
CARMIGNANO. A Mosca già conoscevano Quinto Martini per le illustrazioni di un’edizione della Divina Commedia di Dante, conservate da oltre 20 anni nella biblioteca Lenin. Ora cinque sculture in bronzo dell’artista carmignanese scomparso nel 1990 ad 82 anni - cinque copie originali delle 36 che adornano dal 1988 il parco museo comunale alle porte di Seano, sintesi di cinquant’anni d’arte e rappresentazione della vita di una comunità - diventeranno parte della collezione permanente dell’Ermitage di San Pietroburgo, in una nuova ala che il celebre museo ha deciso di dedicare al meglio della scultura occidentale del Novecento. Un'iniziativa della neonata associazione Amici del Museo Ermitage (Italia), con tanti sponsor pubblici e privati al fianco. Si tratta del primo toscano dopo sessant’anni a varcare quelle porte con una collocazione stabile: un artista in Toscana finora in fondo abbastanza trascurato. Che sarebbe successo lo si sapeva dall'estate scorsa, anche se trovare i 50 mila euro necessari non era scontato in tempi di crisi (nel privato) ed austerity (nel pubblico). Le opere – Alcea, Natura, il Riposo del mendicante, il Gallo e la Pioggia – sono già in Russia, il 24 maggio ci sarà l’inaugurazione e l'ulteriore scommessa è quella di attrarre turisti. “Perchè la cultura – ricorda il sindaco Doriano Cirri – nutre l'anima ma anche il corpo”. “E' l'iniziativa più prestigiosa e fruttuosa che mi capita da sette anni, da quando sono sindaco” confessa. Con l’occasione l’Ermitage ospiterà anche una retrospettiva, temporanea, su Quinto, con altre otto sculture e due oli su tela. Ci saranno convegni e workshop con tour operator. E non mancheranno i vini Doc e Docg di Carmignano ed altri prodotti tipici. Quinto Martini è un artista figlio di contadini. Da ragazzetto, ricordava, nelle pause dal lavoro nei campi impastava la mota cercando di ritrarre i corpi degli uomini sdraiati sull'erba. Scoperto e sostenuto dal poggese Soffici, amico più tardi di Casorati e degli scrittori Levi e Pavese che conobbe a Torino durante il servizio militare, è stato però tra i protagonisti di primo piano della vita artistica e del dibattito culturale del Novecento, pur mantenendo un fortissimo radicamento nel suo territorio d’origine. Un “artista moderno classico”, ha giustamente scritto qualcuno, e a tutto tondo. “Esportare cultura in Russia è un modo diverso di accostarsi a questo grande mercato, facendo della cultura il volano per altri scambi – sottolinea l'assessore regionale Cristina Scaletti -: turisti in prima battuta. Per questo abbiamo offerto il contributo della nostra agenzia Toscana Promozione”. L'iniziativa è stata presentata ieri mattina a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. Tutto era iniziato tre anni fa, quando in una giornata di autunno Sergey Androsov, direttore del Dipartimento di Arte Occidentale dell’Ermitage e tra i massimi esperti della scultura del Novecento, piombò al Parco Museo di Seano, ai piedi della collina che si inerpica verso Carmignano, e spettinato dal vento lo percorse in lungo e largo per scegliere le sculture da portare a San Pietroburgo. Le opere sono state fuse presso la fonderia artistica Marinelli di Barberino Val d’Elsa dai calchi originali opportunamente restaurati dall'Opificio delle pietre dure, da anni 'angelo custode' del parco.
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