Il dolore
«Quel denaro non si può definire un pegno»
Le spiegazioni dell’istituto di credito: «Il cliente ha accettato liberamente le nostre condizioni»
PRATO. Vista dalla parte della banca, la storia che racconta il ristoratore Bruno Lombardi è di tutt’altro segno. «Quei 43.000 euro versati sul conto - sostiene Giorgio Canaroli, responsabile dell’area crediti del Credito cooperativo - non sono assolutamente un pegno. E’ una condizione che abbiamo posto e che il cliente non era obbligato a sottoscrivere. Invece l’ha sottoscritta liberamente e noi, quando è venuto in banca, abbiamo cercato di spiegargli che le cose stavano così. Se poi non è soddisfatto, ovviamente può rivogersi a un altro istituto di credito, come si fa quando si trasferisce un mutuo e si fa subentrare un’altra banca».
Canaroli, che siede accanto a Francesco Belli dell’ufficio legale, sembra sinceramente stupito che le cose abbiano preso questa piega. «Gli abbiamo spiegato la situazione - dice - e non mi risulta che poi abbia sporto un formale reclamo o abbia segnalato il caso alla Banca d’Italia».
Resta il fatto che il Credito cooperativo ha erogato un finanziamento di 215.000 euro a fronte di una garanzia di 172.000 euro prestata da Fidi Toscana, una fideiussione di 56.000 e un versamento vincolato di 43.000. La somma fa 271.000...
«Ci sono garanzie e garanzie. Una fideiussione “pesa” meno di un’ipoteca. In questo caso il versamento di 43.000 euro è stato vincolato per ottenere un interesse più alto. E la vita delle garanzie, per così dire, evolve insieme alla vita del finanziamento».
Vale a dire che quel denaro non potrà essere restituito prima dell’estinzione del debito?
«Sì. Può essere restituito in parte, mano a mano che vengono pagate le rate».
Un meccanismo difficile da capire per chi deve far fronte ogni giorno alle richieste dei fornitori ed è garantito ben oltre la somma che ha ricevuto.
«Per noi la situazione è chiara. Non c’è alcun contratto di pegno, e questo sistema non è una forma di autofinanziamento per la banca. Quanto alla richiesta di diventare socio dell’istituto, è una prassi legata al fatto che la missione del Credito cooperativo è di assistere prima di tutto i soci. A qualcuno potrà sembrare che siano condizioni troppo stringenti, ma non bisogna dimenticare che noi gestiamo i soldi dei soci, che non devono correre alcun rischio». (p.n.)
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