Partecipate, giorni contati per i politici
Le nuove regole mettono fuori gioco gli eletti nelle istituzioni, assessori e membri uscenti dei cda
PRATO. Giorni contati per i politici nelle società partecipate. Il decreto legislativo 39, uno degli ultimi emanati dal governo Monti promette di abbattersi come una slavina su tutte le nomine negli attuali CdA, mettendo fuori gioco eletti nelle istituzioni, assessori e membri uscenti dei consigli d’amministrazione. In Comune la norma desta dichiarazioni ancora prudenti. Si spera in qualche interpretazione benevola – di una norma in apparenza estremamente chiara – altrimenti l’azzeramento sarà completo. Mandando in fumo una classe di amministratori messa insieme negli ultimi 4 anni dalla giunta Cenni.
A causa del nuovo regime di incompatibilità e di inconferibilità degli incarichi nessuno fra i consiglieri d'amministrazione e i presidenti delle società a conduzione municipale ha le carte in regola per ottenere la riconferma. Il decreto emanato lo scorso 8 aprile è entrato in vigore pochi giorni fa. E ad una prima lettura sembrava esserci una sola vittima predestinata: Giovanni Luchetti, presidente di Sori nonché consigliere provinciale. A causa di quest'ultima carica non può tornare a fare l'amministratore né della società di riscossione né di altre a partecipazione azionaria del Comune. E su questo fronte a poco valgono le dimissioni da palazzo Banci-Buonamici (avvenute peraltro per motivi strettamente personali), Luchetti non potrebbe ottenere un nuovo mandato, poiché il decreto vieta agli enti locali di designare chi sia già stato presidente o consigliere d'amministrazione. Un passaggio decisivo quello dell'articolo 7 del decreto, che appare inequivocabile e farebbe cascare altre teste eccellenti: Carlo Longo a Gida, Angelo Pezzati all'Interporto, Alessandro Canovai in Asm, Federico Mazzoni in Epp. Portandosi dietro ciascun membro dei loro CdA. Sulla carta una rivoluzione, resa dirompente nella prudenza con la quale è stata accolta la nuova legislazione. Cosa prevede il decreto. Il Comune, un tempo libero di usare le società partecipate per comporre gli equilibri politici della maggioranza d'ora in poi dovrà muoversi in una maglia di regole ineludibile. Non potrà essere nominati né come presidenti né membri dei consigli d'amministrazione chi sia stato nei precedenti 2 anni consigliere comunale, provinciale, assessore, sindaco o presidente della Provincia. Porte sbarrate anche agli attuali esponenti dei CdA. Inoltre, nei prossimi consigli solo un membro potrà essere scelto in piena libertà dall'amministrazione. Gli altri dovranno essere dirigenti del Comune, rispettando le quota rosa (1 donna nei CdA con 3 componenti, 2 in quelli a 5). Ulteriore clausola, il dirigente in questione non deve appartenere allo stesso settore della partecipata. Esempio: chi lavora all'assessorato all'ambiente non potrà sedere nel consiglio d'Asm, poiché in base al controllo analogo il Comune deve avere il potere di vigilare sulle società. Quindi, i conflitti d'interesse non sono tollerati. La fine del sottogoverno. «Onestamente non so quello che succederà – ammette il vicesindaco, Goffredo Borchi –. Abbiamo scritto ad Anci per capire quali margini ci sono nell'applicazione della norma. Aspettiamo una circolare ministeriale per l'interpretazione». L'amministratore targata centrodestra in realtà si mostra in linea con lo spirito del decreto, ovvero dare un taglio con l'uso delle partecipate come organi di “sottogoverno” - secondo l'espressione del gergo politico –, dove piazzare ex assessori o vecchie glorie della politica. Tuttavia, fare “tabula rasa” dell'intero management delle società pubbliche poco si addice al funzionamento degli enti locali: «Dovremmo attenerci in teoria al principio della continuità amministrativa. Ma come posso garantirla in Asm – sulla quale Borchi avrà voce in capitolo da assessore all'ambiente – se non posso confermare nessuno? Specie con la gara dei rifiuti in procinto di partire». Trovare delle nuove competenze in fretta sarà impresa ardua e la concomitanza delle scadenze dei CdA costringe il palazzo Comunale a dover risolvere un rompicapo peggiore di un sudoku. Le società in attesa di rinnovo. Lo scorso 30 aprile è scaduto il mandato dei vertici di Asm, Epp, Gida, Interporto e Sori. In ciascuna di queste società la sostituzione non sarà immediata. Si attende prima l'approvazione dei bilanci consuntivi del 2012. Dopodiché la parola passerà alle assemblee dei soci e – per quanto riguarda il Comune – al sindaco. Con un margine d'azione ridotto all'osso.
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