La manifestazione
Imprenditore denuncia la sua banca
Un ristoratore di Montemurlo contro il Credito cooperativo: «Ho versato 43.000 euro e non posso toccare quei soldi»
PRATO. «Ho versato più di 40.000 euro sul conto della mia azienda e ora quei soldi mi servirebbero per farla crescere, ma non li posso toccare. Vi sembra giusto?». Inizia così lo sfogo di Bruno Lombardi, 35 anni, titolare del ristorante pizzeria “Mamma butta l a pasta” aperto l’anno scorso in via Livorno a Montemurlo. Una storia forse emblematica delle difficoltà di tanti piccoli imprenditori nell’accesso al credito.
Alla fine di marzo Lombardi, in qualità di presidente del cda della Prato Ristorazione, ha varcato l’ingresso del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, in piazza Mercatale, e ha depositato una denuncia querela (anche a firma del socio Stefano Massera) nei confronti del Credito cooperativo Area pratese, di cui è cliente. Lombardi sostiene infatti che la banca gli avrebbe imposto condizioni vessatorie per erogare un finanziamento che era già garantito all’80% da Fidi Toscana, il consorzio della Regione nato nel 1975 proprio per aiutare le aziende non hanno sufficienti risorse economiche.
Lombardi e il socio Massera si erano rivolti a Fidi Toscana già nell’autunno del 2011 e in ottobre avevano ottenuto una garanzia sull’80% del futuro finanziamento. Forti di queste carte, che dovevano essere perfezionate entro il 6 aprile 2012, avevano scelto la filiale di via Valentini del Credito cooperativo e ai primi di marzo ottennero l’impegno per un finanziamento di 215.000 euro, condizionato al certificato di garanzia di Fidi Toscana (di cui erano già in possesso, pari a 172.000 euro) e di una fideiussione di 56.000 euro fatta da Bruno Lombardi. Fidi Toscana, dal canto suo, aveva chiesto un versamento di 43.000 euro sul conto corrente della società.
«Sembrava tutto a posto - racconta Lombardi - ma a pochi giorni dalla scadenza per il perfezionamento degli atti la banca ci ha posto altre condizioni. In primo luogo hanno preteso che io presentassi una domanda di ammissione a socio, versando altri 590 euro». Fin qui, poca roba, rispetto all’entità del finanziamento. La cosa che lo ha fatto arrabbiare è un’altra. «Hanno preteso - spiega il ristoratore - che i 43.000 euro versati sul conto aziendale fossero spostati in un conto di deposito attraverso una “convenzione volontaria di compensazione”, cioè un conto vincolato a un anno, con scadenza 8 marzo 2013. Mancavano pochi giorni alla scadenza della garanzia di Fidi Toscana, e non abbiamo potuto fare altrimenti». Quei soldi dunque sono rimasti nel conto vincolato, senza che il ristoratore potesse toccarli, ma passato un anno, alla scadenza dell’8 marzo 2013, Lombardi era convinto di poterli usare. Così non è stato. «Ho scritto alla banca dando disposizioni che accreditassero la somma su un altro conto - spiega - Mi hanno risposto picche, senza nemmeno spiegarmi perché. E badi bene, Fidi Toscana non pretendeva nemmeno l’anno scorso che quei 43.000 euro fossero vincolati, ma solo versati sul conto dell’azienda. E nella delibera di finanziamento della banca di quei soldi non si parla. Quando mi hanno risposto non ci volevo credere, sono andato a parlare con il responsabile dell’area crediti e mi ha ribadito che non posso usare quel denaro. Al limite me ne avrebbe potuto dare una parte. Quando ho sentito queste parole mi sono alzato e me ne sono andato». Pochi giorni dopo Lombardi era davanti a un maresciallo della Finanza per depositare la sua querela.
«Per come la vedo io - spiega il ristoratore - con questo sistema la banca usa l’imprenditore per autofinanziarsi, e di fatto crea un sacco di problemi a gente come me. Tra l’altro le rate del finanziamento le sto pagando regolarmente». Il medesimo concetto è contenuto in un passaggio della denuncia querela: «Tale circostanza (la mancata restituzione dei 43.000 euro, ndr) costituisce un vero e proprio rovesciamento dei principi che dovrebbero presiedere al rapporto banca/cliente, in quanto in pratica è stato quest’ultim che ha finanziato la prima e non viceversa. Infatti per un anno sono stati i soci di Prato Ristorazione a finanziare Bcc con delle somme altrimenti destinate alla crescita della loro attività». Si fa poi sommessamente notare che gli interessi attivi sui 43.000 euro sono stati del 3,60%, mentre quelli sul prestito sono pari al 7,60%
@NencioniP
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