Il Tirreno

Prato

Processato per spaccio di droga ma quel giorno era in carcere

Processato per spaccio di droga ma quel giorno era in carcere

Colpo di scena all’udienza preliminare: i carabinieri avevano creduto di riconoscere un marocchino L’avvocato difensore porta le prove che il suo assistito (prosciolto) era detenuto a Torino

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PRATO. Siamo sicuri, è lui lo spacciatore. Era notte ma lo abbiamo visto bene. Questo hanno scritto in una relazione di servizio un paio di carabinieri nel luglio di 9 anni fa, quando hanno denunciato un marocchino dopo aver trovato mezzo chilo di hashish in un’auto abbandonata.

Sembrava una condanna certa, e invece ecco il colpo di scena: ieri, davanti al giudice dell’udienza preliminare Isidori, l’avvocato difensore Antonio Bertei ha mostrato un documento che scagiona completamente il suo assistito, il sogno di ogni imputato. Quel giorno, il 29 luglio del 2004, il marocchino Zanzoum Moulay Driss non poteva essere al volante dell’auto dove fu trovata la droga, per il semplice motivo che si trovava in carcere a 400 chilometri di distanza, a Torino.

Una svolta inattesa, che ha fatto inarcare più di un sopracciglio in aula. Il pubblico ministero Antonio Sangermano, che non è titolare del fascicolo (all’epoca lavorava altrove) ha dovuto prendere atto della novità e si è associato alla richiesta dell’avvocato difensore: proscioglimento. Richiesta ovviamente accolta dal giudice.

I fatti che hanno portato al processo, come detto, risalgono al luglio del 2004. Quel giorno una pattuglia dei carabinieri incrociò un’auto che ai militari parve sospetta. Non si sbagliavano. Il conducente fu invitato ad accostare e sulle prime sembrava aver acconsentito alla richiesta, ma all’improvviso ripartì e tentò di allontanarsi. Ne seguì un lungo inseguimento, al termine del quale la pattuglia dei carabinieri si trovò di fronte l’auto abbandonata sul ciglio della strada. Il conducente si era dato alla fuga nei campi, a piedi. L’auto fu controllata e si scoprì il motivo della fuga: all’interno c’erano alcuni panetti di hashish, per un totale di circa mezzo chilo.

I carabinieri però pensavano di aver riconosciuto il conducente. Zanzoum Moulay Driss aveva già avuto i suoi guai con la giustizia, sempre per spaccio di droga. E così partì la denuncia a piede libero in stato di irreperibilità. Il presunto spacciatore l’ha saputo dopo un po’ e quando l’avvocato gli ha chiesto dove fosse all’epoca dei fatti non ha saputo dire con certezza se fosse in carcere (luogo che frequenta con una certa assiduità). La conferma è arrivata ieri in aula grazie ai documenti prodotti dall’avvocato Bertei.

Una storia poco edificante per la macchina della giustizia, anche per un altro motivo. Il caso infatti è arrivato davanti al giudice dell’udienza preliminare dopo quasi 9 anni, nonostante non si trattasse di indagini particolarmente complesse. Un tempo infinito anche per un sistema giudiziario come quello italiano che non brilla certo per la sua velocità. Probabilmente il fascicolo è rimasto in un cassetto fino a quando qualcuno si è ricordato della sua esistenza.

Paolo Nencioni

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