Il Tirreno

Prato

Lanificio Marcolana a rischio fallimento

di Ilenia Reali

Relazione negativa dei commissari: avviata la procedura per la revoca del concordato. «Sopravvalutata l’azienda bulgara»

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PRATO. Marcolana è stato un lanificio tale e quale a tanti altri per anni. Berta filava e la concorrenza, compreso qualche sgambetto tra titolari dei lanifici, era all’ordine del giorno.

Poi le cose hanno preso ad andare peggio e gli imprenditori a guardarsi sempre più in cagnesco. E’ il 2004 quando Andrea Barontini, commerciale dell’azienda di famiglia, annuncia l’apertura di un’azienda in Bulgaria per la produzione di tessuto pratese a prezzi ovviamente più bassi. I colleghi mugugnano e accusano il lanificio di comportarsi da squalo mangiando i pesci più piccoli.

Un investimento non isolato e all’epoca azzeccatissimo tanto da aver permesso a Marcolana di stare sul mercato tenendo testa ai colleghi della città tessile e, nei primi tempi, anche a quelli asiatici. A un prezzo alto però: quello di una concorrenza feroce all’ultimo centesimo per un metro di stoffa tra impannatori.

Come una legge del contrappasso proprio quell’azienda che negli anni passati ha dato fiato all’azienda tessile della famiglia pratese contribuendo a mettere in crisi l’indotto di artigiani della città, oggi la mette a rischio di fallimento.

Il Tribunale di Prato ha infatti avviato la procedura per la revoca del concordato, i commissari hanno presentato una relazione (ex articolo 173 della legge fallimentare) in cui evidenziano che l’attivo non è quello stimato nella presentazione della domanda e quindi i creditori possono portare avanti istanze di fallimento.

A non garantire il concordato, secondo quanto sarebbe contenuto nella relazione di cui una sintesi è stata inviata ai creditori, sarebbe proprio l’azienda bulgara stimata nei documenti concordatari 3 milioni di euro.

I macchinari e il capannone ci sono ma secondo i professionisti delegati dal Tribunale da lì, una volta liquidata l’azienda, non uscirebbero soldi sufficienti a tenere in piedi il concordato che ha bisogno di un introito minimo di 4 milioni di euro.

Una notizia che arriva in uno dei momenti peggiori di Andrea Barontini, protagonista - suo malgrado - di un ampio servizio su La 7 durante la trasmissione Piazza Pulita.

Il collegamento non era con Prato dove i lavoratori non hanno mai protestato pubblicamente nonostante i mesi trascorsi senza salario ma con Grosseto dove le agguerrite lavoratrici della fabbrica Mabro hanno raccontato della crisi della loro azienda, vicina al precipizio e con un titolare che da 5 mesi non sta garantendo gli stipendi ai lavoratori.

Nel mirino della lavoratrici non solo Barontini ma anche la Regione Toscana accusata, attraverso il braccio operativo di Fidi Toscana, di aver portato l’imprenditore pratese a Grosseto.

Una puntata televisiva che arriva dopo giorni di scioperi e di proteste. E dove le “sartine” di Grosseto in tre frasi hanno “distrutto” l’imprenditore pratese.

Di fatto, un re negli insuccessi. Prima il fallimento della trattativa per realizzare una cittadella tessile a Prato rilevando un’azienda cessata (la Fin Mode), poi lo “scandalo” nel rilevamento dell’ex fabbrica pugliese Miroglio con l’accusa del Ministero - in una nota ufficiale - di aver fatto carte false per convincere lo Stato a sostenere un progetto che non stava in piedi con la conseguente apertura di un’inchiesta in corso.

Poi la chiusura del lanificio di famiglia dopo mesi di agonia e l’accumulo di circa 5 milioni di euro di debiti nei confronti dei fornitori, perlopiù aziende pratesi e quindi nei giorni scorsi la relazione negativa dei commissari su cui il 20 maggio saranno chiamati a pronunciarsi i creditori.

Tutte vicende che avevano determinato critiche anche feroci all’imprenditore (comprese quelle dei colleghi della presidenza di Confindustria Prato Lorenzo Guazzini e Andrea Cavicchi) ma che mai avevano varcato i confini della provincia.

A far sentire in tutto il paese la loro voce ora ci hanno pensato le lavoratrici della Mabro che ieri mattina hanno riscosso anche il plauso delle colleghe pratesi.

«Hanno avuto il coraggio che noi non abbiamo avuto. Sono state brave, bravissime e con la loro protesta hanno contribuito a fare giustizia anche per il trattamento che abbiamo subito noi», hanno commentato ieri alcune dipendenti del lanificio dopo la puntata di Piazza Pulita. Ma anche questa volta senza voler rendere pubblici i loro nomi.

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