Il Tirreno

Prato

Giuseppe, ex rifinitore parcheggiatore per forza

di Maria Lardara
Giuseppe, ex rifinitore parcheggiatore per forza

Verzola ha 46 anni ed è padre di una bambina, licenziato in tronco a 41 non ha più trovato occupazione. Divide piazzale Ebensee con gli amici neri

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PRATO. Il suo turno inizia alle 14, quando i “fratelli” senegalesi e nigeriani liberano il piazzale. Cappellino per proteggersi dal sole, borsetta a tracolla per conservare meglio gli spiccioli e come destinazione, piazza Ebensee. Al "lavoro", con gli occhi ben spalancati per non perdere il primo posto che si libera. Vita da parcheggiatore abusivo, a 46 anni.

 

Giuseppe Verzola la conosce fin troppo bene, vivendola sulla propria pelle da due anni. Italiano, italianissimo. Non sono solo gli immigrati provenienti dalle terre del continente nero (principalmente Senegal e Nigeria) ad aver capito che si possono far soldi chiedendo l'obolo per un posto auto che, specialmente da una certa ora in poi in piazza Ebensee, diventa qualcosa di prezioso e raro. Questa è la storia di un ex operaio tessile che si è riciclato come posteggiatore abusivo in mancanza di meglio, dopo che la chiusura della rifinizione dove lavorava (la Ri.tes di via di Gello) l'aveva lasciato a piedi nel 2008. «Eravamo sessanta operai, da un giorno all’altro mandati a casa. Ho sempre lavorato in rifinizione e tintoria. All’epoca avevo 41 anni: già allora, quando mi presentavo ai colloqui di lavoro, mi dicevano che ero troppo vecchio. Figuriamoci ora.

Chiedere qualche spicciolo è sempre meglio che andare a rubare». La dignità di Giuseppe trasuda dal modo di parlare e di sorridere, condito con un pizzico di amarezza e ironia. Questo padre di famiglia, con una figlia piccola che frequenta la materna comunale mentre la moglie si arrangia come colf tre volte alla settimana, non saprebbe come sbarcare il lunario in altro modo. Misero il guadagno che porta a casa dopo aver trascorso l’intero pomeriggio a dare indicazioni per i parcheggi: dai 10 ai 15 euro al giorno. «Se arriva il vigile giurato a controllare, costringendomi ad andare via, cosa do da mangiare alla mia famiglia? Fortuna che ho la casa di proprietà lasciata da mio padre. Ma ci sono le bollette da pagare, la spesa da fare. Ho la tessera dell’Emporio della Caritas e qualche volta con tutta la famiglia andiamo a mangiare alla mensa dei poveri, soprattutto il sabato e la domenica. Devo ammettere che il Comune ci dà una mano: l’assistente sociale ci passa cento euro al mese. Quando non ce la faccio proprio a pagare una bolletta busso alla porta alla san Vincenzo dei Paoli. Cerchiamo di tirare avanti».

La parabola da operaio tessile a posteggiatore abusivo sarebbe stata inimmaginabile fino a qualche anno fa per Giuseppe. Prima di entrare in rifinizione, aveva lavorato in tintoria. Ma poi la crisi ha falcidiato intere fabbriche e messo in ginocchio tante famiglie. Un inferno dal quale Giuseppe non è più uscito, in un lungo peregrinare tra agenzie del lavoro e Centro per l’impiego. «Mai una chiamata, solo una volta. Mi avevano trovato un'occupazione a Viareggio con un contratto di cinque giorni. Ci ho rimesso soldi per i viaggi. Comunque non demordo: ogni mattina faccio un salto al Centro per l’impiego, non si sa mai. Poi torno qui e attendo che gli amici africani stacchino il turno. Qui non ci pestiamo i piedi. C’è solidarietà perché dobbiamo mangiare tutti». In piazza Ebensee Giuseppe non c’è finito per caso. Qui tiene un vecchio camper parcheggiato che per ora non vuol vendere. «Ho dovuto dare via l’auto. Che faccio se la bambina si sente male e ho bisogno di un mezzo per spostarmi? Ricordo a malapena l’ultima volta che abbiamo mangiato un pezzo di carne: a casa mia si va avanti mangiando pasta».

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