Il dolore
«Servono dei punti di riferimento»
L’adolescenza è il tempo in cui si vive l’amore come un sogno, ma anche quello in cui d’amore si può morire. Come si può fare per prevenire tragedie come questa? «La delusione d’amore non è mai la...
L’adolescenza è il tempo in cui si vive l’amore come un sogno, ma anche quello in cui d’amore si può morire. Come si può fare per prevenire tragedie come questa? «La delusione d’amore non è mai la causa, ma l’evento che risveglia una malessere più profondo, una crisi esistenziale originata dalla mancanza di valori e perdita di punti di riferimento – spiega Sergio Puggelli (nella foto), psicologo e psicoterapeuta, esperto in sessuologia – in un momento in cui persino le istituzioni e la scuola non sono più in grado di rappresentare un punto di riferimento importante per i più giovani, anche un rifiuto nell’ambito di un rapporto sentimentale può generare un senso di smarrimento tale da causare un black out. La delusione d’amore è la causa scatenante di un gesto estremo attraverso il quale il suicida esprime il proprio rifiuto di vivere: al suicidio non si arriva in maniera repentina, è la conclusione di una condizione interiore insopportabile, cui si vuol porre una fine». Alla luce di queste considerazioni, secondo Puggelli c’è un’intera popolazione di adolescenti a rischio: «Svolgo questa professione da oltre trent’anni e, vivendo il mondo sportivo, mi rendo conto di quanto sia difficile oggi l’esistenza dei più giovani». Fare prevenzione, tuttavia, non è semplice. «Da sempre mi batto per introdurre l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole – afferma – se si riuscisse a spiegare ai più giovani, cominciando dagli alunni delle scuole medie, che l’amore non è mai unidirezionale, ma un sentimento reciproco che può anche finire, probabilmente, anche un rifiuto sarebbe gestito con maggiore serenità. Bisogna ricominciare a parlare di sessualità con gli adolescenti nelle scuole affinché siano in grado di affrontare da soli gli ostacoli che incontreranno nella sfera affettiva». Dove non arriva la scuola, dovrebbe arrivare la famiglia che, purtroppo, non è sempre presente. «Questo incide molto nella formazione degli adolescenti che sempre di più si trovano ad aver a che fare con genitori separati o meno presenti – dice – purtroppo, però, le stesse famiglie sono in crisi poiché sempre più abbandonate a se stesse: dall’assistenza agli anziani alla ricerca di un lavoro. Venendo a mancare punti di riferimento all’interno della rete familiare, diventa fondamentale da parte degli adolescenti la ricerca un appoggio all’esterno».
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