Finanza
Kyenge e gay, bufera su Paradiso
Su Fb parla di finocchi e nero di seppia e si becca dell’asino da Veronesi e una segnalazione all’Unar
PRATO. «Questa volta l’ho detta grossa?» Emilio Paradiso, consigliere comunale della Lega della Toscana, ex Lega Nord, sa di aver suscitato un vespaio con le dichiarazioni sul ministro Cecil Kyenge e sui gay affidate a Facebook ieri sera. Poche parole, chiarissime però: «Il Bianco-fiore si è dovuta piegare ai finocchi e il nero di seppia lo lasciamo li?» Riferimenti evidenti, al ministro Micaela Biancofiore che ha dovuto traslocare di ministero e alla responsabile dell’immigrazione, originaria del Congo, oggi cittadina italiana. E’ scoppiata labufera, sui socialnetwork e non solo. «Il fatto è - dice Paradiso - che per me era solo una battuta scherzosa, come dire, una zingarata . Ho tanti amici di colore e gay coi quali ci scambiamo battute anche pensati, senza che accada nulla». Questa volta qualcosa è successo. Tanto che si è subito mossa la Provincia che attraverso il proprio Centro antidiscriminazione ha inviato una segnalazione ufficiale a Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale) segnalando le affermazioni di Paradiso. «Frasi offensive e dispregiative nei confronti di un genere o del colore della pelle non dovrebbero trovare spazio nella cultura e nel pensiero di chi rappresenta le istituzioni - sottolinea l'assessore al Sociale Loredana Ferrara - Quelle espresse da Paradiso sono parole pericolose che, seppur si cerchi maldestramente di giustificare con la lievità della battuta, lasciano passare un messaggio razzista e omofobo».
E’ lo scrittore Sandro Veronesi a dare bonariamente dell’ “asino”non tanto a Paradiso ma a ciò che il consigliere rappresenta. «Non mi sorprende - riflette Veronesi - che ci sia ancora gente che pensa e concepisce queste cose. Il fatto è che ci sono persone che continuano a dirle e purtroppo non si fa mai male nessuno. In molte delle nostre città le persone di colore restano manifestazioni pittoresche- aggiunge - quindi le affermazioni che si fanno su di loro vengono considerate alla stregua di uno scherzo. Perché, evidentemente, non ci si rende conto di ciò che si dice. Sfugge la gravità, c’è poco da fare ». Appunto quello che è accaduto con la “zingarata” di Paradiso.
«Noi italiani siamo culturalmente razzisti e trattiamo questo tipo di argomenti come non accade più in nessuna parte del mondo occidentale. In questo caso, però, l’aggravante - continua Veronesi - è che si tratta pur tuttavia di un rappresentante delle istituzioni. E’ vero che la selezione ormai non avviene più verso l’alto e i rappresentanti del popolo spesso rappresentano il peggio, ma c'è una cosa che mi consola. Ed è che Kyenge - sottolinea lo scrittore - che è l'unica vera novità del governo Letta, è un ministro e Emilio Paradiso resta invece un semplice consigliere comunale. Ecco, i rapporti di forza in questo caso contano e sono all'incontrario: un consigliere versus un ministro, bè mi viene da pensare che Paradiso dovrebbe stare attento. E' un dato di realtà che prima non c'era e oggi c’è». Per Veronesi: «Ci vorrebbero delle sanzioni automatiche. Una sorta di software che ogni volta che un rappresentante del popolo in un'occasione ufficiale fa l'asino, come è accaduto questa volta, scatta e punisce. D'altrocanto - conclude - se un calciatore che ha tutto il diritto di essere rozzo e ignorante si prende cinque giornate di squalifica se insulta un altro calciatore di colore, bè a un consigliere comunale le giornate di squalifica dovrebbero essere almeno undici».
Cristina Orsini
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