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Prato

Il vescovo a Martina «La Chiesa pratese prega per suo padre»

Il vescovo a Martina «La Chiesa pratese prega per suo padre»

Monsignor Agostinelli ha scritto alla figlia di Giangrande Nei prossimi giorni il brigadiere sarà forse trasferito a Imola

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PRATO. «Il percorso di mio padre sarà lungo, ringraziamo le istituzioni per la loro attenzione. Papà è vigile. Ora siamo fiduciosi, speriamo in un miracolo». Così ieri Martina Giangrande, la figlia del brigadiere ferito davanti a palazzo Chigi..Il fratello e la figlia di Giovanni Giangrande hanno confermato che nei prossimi giorni il brigadiere sarà trasferito in una clinica, probabilmente a Imola, per la riabilitazione affinchè possa riacquistare le funzionalità degli arti.

Il vescovo Franco Agostinelli, ha inviato una lettera alla figlia di Giangrande: « Ero fuori d’Italia - scrive - quando ho appreso la notizia del ferimento del suo babbo Giuseppe; con me erano presenti anche altre persone e le confesso che tutti siamo rimasti sconcertati per questo fatto inaudito. Nella celebrazione della Messa diversi dei presenti hanno espresso la loro preghiera pubblica affidando al Signore la sorte dei carabinieri feriti nell’adempimento del loro dovere. Appena rientrato ha voluto farmi presente con lei per esprimerle la mia solidarietà, per assicurarle la mia vicinanza, insieme a quella di tutta la Chiesa pratese e, se me lo consente, per dirle che non mancherà la nostra preghiera per il suo caro babbo. Forse non è molto, ma è tutto quello che possiamo fare in questo momento, con l’auspicio che le salute del suo babbo vada migliorando e così venga restituito ai suoi affetti».

«Vorrei anche ringraziarla - prosegue il vescovo Agostinelli - per la testimonianza di forza, di coerente coraggio che nell’occasione lei ha saputo dare; questo è un insegnamento vero che senz’altro aiuta tante persone a riflettere ed è così che si contribuisce a tenere alte le sorti del nostro Paese, senza lasciarsi cadere nello scoraggiamento e nel naufragio di valori perenni.Mi scuso se le mie parole possono dare l’impressione di una intromissione indebita, ma le assicuro sono dettate solo dal desiderio di esserle vicino e dal dovere che il Vangelo mi ricorda, di essere cioè sempre accanto a chi è nella preoccupazione e nella sofferenza. Desidero salutarla - conclude il vescovo - ed esprimerle ogni auspicio di bene e di guarigione per il suo babbo».

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