Il Tirreno

Prato

«Credetemi, un’altra architettura amica dell’ambiente è possibile»

di Maria Lardara
«Credetemi, un’altra architettura amica dell’ambiente è possibile»

La presidente di Legambiente non crede alla green economy e assolve l’inceneritore di Baciacavallo «Per fare opere sostenibili occorre innanzitutto una committenza sensibile a certi argomenti»

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PRATO. Predica il verbo ambientalista e giustamente lo mette in pratica, anche quando si sposta in sella a una bicicletta tra l’abitazione in centro, lo studio in piazza San Francesco e la sede di Legambiente in via Tinaia. L’architetto con la vocazione dell’ambiente, con il pallino dell’architettura sostenibile che le deriva dalla formazione universitaria, non poteva che trovare in Legambiente la sua famiglia naturale.

Di origini marchigiane, Maria Rita Cecchini è approdata un anno e mezzo fa alla presidenza pratese della prestigiosa associazione paladina dell’ambiente. In questo periodo dà un prezioso contributo al tavolo sulla riqualificazione energetica degli edifici, quello promosso dagli Ordini e collegi tecnici della provincia (pratosostenibile.blogspot.it) nell’ambito del regolamento comunale sulla partecipazione. L’architettura sostenibile è il suo pane quotidiano. «La molla per il mio l’ingresso in Legambiente scattò circa dieci anni fa quando sentii un legambientino, Edoardo Zanchini, (oggi vicepresidente nazionale, ndr) parlare di architettura sostenibile: a suo dire, per incentivarla non bisognava aumentare i volumi di costruito per chi faceva architettura sostenibile ma non dare volumi invece a chi non la faceva». E un’altra architettura, amica dell’ambiente e a basso impatto, utilizzando materiali rinnovabili e non nocivi, è possibile anche per Prato.

«Per fare architettura sostenibile occorre innanzitutto una committenza sensibile. E a Prato, dove abbiamo stuoli di professionisti, la domanda è sempre più attenta: le cooperative edilizie iniziano a recepire questi temi e in città abbiamo esempi di edifici pionieristici». Primo fra tutti: una costruzione in via Firenze, nelle vicinanze del bar Las Vegas, con un’architettura tutta in legno e priva di allacci con il gas.

Prato sostenibile. Sul tavolo di “Prato sostenibile” si discute di come ridurre il consumo energetico dei condomini pratesi, alleggerendo così la bolletta, attraverso l’applicazione di involucri esterni e materiali ad hoc. Il modello, quello della “green building” inglese, consiste nel trasferire i costi per il consumo d’energia in quelli per l’acquisto di tecnologie che consentono di risparmiare energia. Possibile? A maggior ragione in tempi di crisi. «Non sarebbero i condomini a pagare ma entrerebbero in gioco fondi d’investimento con lo Stato a fare da garante nel caso di bollette insolute».

Centro a misura d’uomo. Dalla provincia di Pesaro e Urbino a Prato, passando per Firenze dove ha frequentato l’università e ha vissuto per molti anni. E dove non ci ritornerebbe. «Firenze era invivibile. Il centro storico di Prato mi ha conquistato. Forse alcuni pratesi non si rendono conto del loro valore. Impagabile il fatto di poterlo girare in bicicletta. Del resto, una persona che decide di vivere in centro storico ha delle caratteristiche ben precise».

Bocciato il piano strutturale. Non piace la Prato del futuro, quella disegnata dal nuovo Piano strutturale, vista attraverso gli occhi della presidente di Legambiente. «Non racchiude una visione di città, è un insieme di regole perché il privato la possa gestire e sviluppare come crede. Nel piano strutturale è scarsa l'attenzione per la parte pubblica e una città è fatta di interventi pubblici anche coraggiosi. La realizzazione di un parco nell’area dell’ex ospedale ne sarebbe un esempio paradigmatico. E’ un progetto che sostengo convintamente».

Green economy. Il miracolo dell’economia verde non esiste, come dimostrano i recenti problemi dell’azienda pratese di bio-pannolini “Wip”. «E’ un settore che risente della crisi anche perché i consumi sono fermi. Mi auguro che l’economia di Prato possa ripartire su basi nuove, riscoprendo il suo antico ingegno. Vorrei che la città fosse capace di piccoli rivoluzioni anche in campo ambientale».

Baciacavallo in regola. Non sta tanto in piedi secondo Cecchini il paragone tra l’impianto che incenerisce fanghi industriali e lo stabilimento di Taranto, azzardato recentemente dal Movimento 5 Stelle di Prato («E’ la nostra piccola Ilva»). «Sull’Ilva è in corso un’indagine della Procura, su Baciacavallo per ora risulta che siano stati rispettati tutti i parametri di legge».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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