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«Le donne che lavorano sono giocolieri»

di Barbara Burzi
«Le donne che lavorano sono giocolieri»

Cinzia Grassi, dirigente Cna, nominata nel consiglio di amministrazione di Adf, racconta il suo essere donna “in carriera”

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PRATO. Non chiamatela lady di ferro perché nonostante la forte personalità tiene moltissimo alla sua femminilità, ai tacchi a spillo e ad avere un aspetto sempre curato.

Per la serie essere donna non è uno svantaggio, Cinzia Grassi non si è mai dovuta nascondere dietro un modo di vestire maschile o un fascino androgino per farsi valere e riuscire a ricoprire ruoli di rilievo.

Sempre col sorriso stampato sulle labbra, ha fatto della solarità la cifra peculiare del suo stile che, fin dall’inizio, impronterà tutto il suo lavoro. «Vorrei contribuire a creare un clima più disteso, perché no, anche nei consigli di amministrazione», dice.

Il banco di prova è dietro l’angolo: proprio in questi giorni è entrata nel cda della società di gestione dell’aeroporto di Peretola, Adf.

Com’è entrare far parte del consiglio di amministrazione di una società quotata in borsa?

«Ho già avuto esperienze di presenza nei consigli di amministrazione. Quella che mi aspetta è senz’altro una sfida più interessante rispetto ad altre che però allo stesso tempo richiede maggiore senso di responsabilità da parte mia».

Si sente sufficientemente preparata per questo ruolo ?

«E’ lecito sentirsi un po’ preoccupata?»

Non mi dirà per caso che non si sente all’altezza.. «Ovviamente cercherò di fare del mio meglio e di mettere a disposizione tutte le mie competenze per svolgere questo ruolo in tutte le sue funzioni, ma con l’umiltà di chi è pronto a imparare qualora ne avvertissi il bisogno».

Due pratesi nel cda di Adf. Secondo lei perché questa scelta?

«E’ un segnale importante, al quale, però, preferisco dare una chiave di lettura diversa, quella del forte rilievo che si è voluto dare alla presenza toscana nel consiglio di amministrazione».

Ha mai pensato di entrare in politica?

«Sinceramente, non mi interessa. Non ci ho mai pensato e nessuno me l’ha mai chiesto. Svolgo volentieri il mio ruolo, che è da sempre vicino al mondo delle imprese, e credo di poter dare ancora molto in questo lavoro».

Si definirebbe una donna ambiziosa?

«Ho sempre svolto tutti i lavori che mi sono capitati, già dai tempi dell’università, con umiltà e voglia di imparare, senza prefiggermi, in partenza, nessuna meta. Se sono riuscita ad arrivare fin qui è solo grazie alle mie competenze e alle persone che hanno creduto in me. Sono consapevole dei miei limiti e pronta anche a fare un passo indietro laddove mi rendessi conto di non avere le capacità di andare avanti per sostenere un determinato incarico, proprio perché non muoio di ambizione».

Come si riesce allora a ricoprire ruoli di prestigio in ambienti lavorativi prevalentemente maschili?

«In due modi: avendo la fortuna di incontrare sul proprio cammino persone che hanno una visione culturale più ampia e svolgendo al meglio il proprio lavoro. Sono stata una delle prime laureate a essere entrata in Cna nel 1997 e devo molto a figure come quella dell’allora presidente, Daniele Biffoni, il quale credeva fortemente che le donne potessero dare un contributo importante all’associazione».

E’ favorevole alle quote rosa?

«Di pancia risponderei di no, ma visto che ancora oggi, nel 2013, la maggior parte dei ruoli di dirigenza e potere sono ricoperti da uomini, ritengo sia uno strumento utile. Se non fosse intervenuta una norma, in certi ambienti le donne non sarebbero mai entrate».

A cosa ha rinunciato per la carriera?

«Non voglio rinunciare a niente, tantomeno alla mia famiglia. Se non avessi avuto mio marito, mia figlia e i miei genitori accanto, adesso non sarei dove sono. Le donne possono farcela perché sono come dei giocolieri: riescono con destrezza a tenere tutto in equilibrio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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