La manifestazione
QUANDO I DIRITTI SI RIUSCIVANO A CONQUISTARE
di GIUSEPPE GREGORI* Il Primo Maggio del 1989 vide la nostra città al centro dell'iniziativa sindacale: la tradizionale manifestazione di quell'anno ebbe un carattere nazionale, con la partecipazione...
di GIUSEPPE GREGORI*
Il Primo Maggio del 1989 vide la nostra città al centro dell'iniziativa sindacale: la tradizionale manifestazione di quell'anno ebbe un carattere nazionale, con la partecipazione straordinaria di tre segretari confederali, Fausto Bertinotti per la Cgil, Rino Caviglioli per la Cisl e Silvano Veronese per la Uil. Al centro della manifestazione fu un tema molto sentito, sia a Prato, sia in tutte le aree distrettuali italiane, caratterizzate dalla forte presenza di piccole e piccolissime imprese: la tutela contro il licenziamento ingiustificato.Da quando era stato approvato lo "Statuto dei lavoratori" (1970) il problema dei licenziamenti senza giustificazione nelle piccole imprese era un ferita aperta, una ferita che a Prato bruciava parecchio, a causa della struttura del sistema produttivo del distretto tessile, fatto di piccole aziende industriali ed artigiane.
C'era chi chiedeva di estendere lo "Statuto" a tutti e chi riteneva che fosse utile perseguire una nuova legislazione che impegnasse le aziende a motivare per iscritto il licenziamento e che, in caso di assenza della giusta causa o del giustificato motivo, il lavoratore potesse godere di una "tutela risarcitoria", come veniva chiamata dai giuristi, cioè di un indennizzo. Fu questa ultima soluzione a prevalere, un anno dopo lo storico Primo maggio di cui parliamo, con la Legge n. 108 dell'11 maggio 1990, che per lungo tempo sarà chiamata la "Legge di Prato".
Dopo vari tentativi, il passaggio decisivo ebbe inizio nel novembre 1987, quando il segretario generale della Cgil Antonio Pizzinato venne a Prato, in occasione del novantesimo anniversario della Camera del Lavoro; durante un incontro con i delegati, rispose a una domanda in materia di diritti, invitando il sindacato locale a percorrere la strada della Legge di iniziativa popolare.
Detto fatto. Nella primavera successiva, unitariamente, i sindacati confederali organizzarono un convegno sul tema, invitando sindacalisti e giuristi di primo piano che dettero vita a un confronto elevato, dove furono messe a confronto le principali legislazioni europee: il volume che pubblicò gli atti del convegno fu significativamente intitolato “La libertà negata”.
Iniziò una raccolta di firme che raggiunse quota ventiduemila a Prato in poche settimane e superò le cinquantamila in tutta la Toscana; le firme stesse furono consegnate, alla fine dell'estate 1988 alla Presidente della Camera Nilde Iotti: per iniziativa del Pci e del Psi la proposta di Legge fu messa all'ordine del giorno ed ebbe avvio l'iter parlamentare, favorito dal fatto che Presidente della Commissione lavoro della Camera era il prof. essor Gino Giugni, socialista, uno degli estensori dello Statuto dei lavoratori. Il 17 marzo 1989 le rappresentanze sindacali territoriali e nazionali furono ricevute in Parlamento dalla Commissione lavoro e dalla Presidente Nilde Iotti: l'iter legislativo stava arrivando al nocciolo della questione e le tre confederazioni sindacali nazionali decisero di dedicare alla battaglia dei diritti la ricorrenza del Primo Maggio e di fare di Prato la città simbolo della battaglia stessa.
* presidente associazione
per il lavoro e la democrazia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google