La manifestazione
Giuseppe, valanga di solidarietà
Numerose telefonate al 112 per offrire sostegno al brigadiere ferito che resta in prognosi riservata
PRATO. Una valanga di telefonate all'Arma dei carabinieri. Sono quelle che stanno arrivando in questi giorni al Comando generale per offrire un aiuto economico a Giuseppe Giangrande, il brigadiere pratese del 6° Battaglione di Firenze ferito domenica mattina a colpi di pistola da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi. Lo rivela il colonnello Ciro Trentin, comandane del battaglione, che ha passato le ultime ore nella capitale per dare un supporto a Giangrande e alla figlia Martina, 23 anni, salita a Roma per stare accanto al padre, ancora in prognosi riservata all'ospedale Umberto I. Secondo il nuovo bollettino medico diffuso ieri mattina il militare resta «sedato e ventilato in quanto al momento non è possibile garantire un'autonomia respiratoria efficace e continuativa». Le condizioni dunque «restano stabili». «Non si saprà prima della fine della settimana se Giuseppe Giangrande potrà recuperare la mobilità degli arti» ha detto Amalia Allocca, direttore sanitario dell'Umberto I. «Giangrande era rientrato in servizio da un paio di settimane - racconta il colonnello Trentin - ma non aveva fatto pesare a nessuno il lutto che lo aveva colpito (la perdita della moglie, a fine gennaio, ndr). Ho avuto modo di parlarci e mi ha detto di aver trovato proprio in Martina, la figlia, quella forza necessaria per andare avanti. Devo dire che un po’ tutta la famiglia, nonostante la gravità della situazione ha dimostrato una compostezza non comune, un senso delle istituzioni e del dovere. Il brigadiere Giangrande è benvoluto da tutti. A Roma era lui il responsabile del contingente (una decina di uomini inviati da Firenze, ndr)».
Ora molti si chiedono che sostegno verrà dato al brigadiere nella lunga fase di riabilitazione. «Massimo sostegno - dice il colonnello Trentin - Quello economico non è in discussione. Quanto a Martina, dall’Arma riceverà lo stesso affetto che avrebbe ricevuto dal padre, anche se ovviamente non ci possiamo sostituire».
Martina Giangrande era attesa ieri mattina a Prato, nell'abitazione di via Machiavelli, per prendere alcuni capi di vestiario prima di tornare a Roma. Secondo fonti ufficiali sarebbe passata di prima mattina o ancor prima dell’alba, accompagnata da un'auto dei carabinieri, ma né i vicini né i tecnici della Rai che sono davanti all'abitazione hanno visto entrare nessuno. In effetti Martina Giangrande ha lasciato il policlinico Umberto I poco dopo le 14, accompagnata dal cappellano dell'Arma dei carabinieri, don Gabriele. La giovane era in compagnia di alcuni ufficiali dei carabinieri. Poco prima lo zio di Martina, Ciro, aveva raccontato che «Giuseppe comunica con gli occhi» con la figlia che lo «assiste costantemente».«Stiamo incollati alla tv per sapere le sue condizioni - racconta una vicina - Giuseppe è un uomo forte. Se ne avrà la possibilità farà di tutto per rimettersi in piedi». E un altro vicino invita la figlia ad alzare la voce per essere aiutata anche quando si spegneranno i riflettori sulla vicenda. Intanto i residenti si preoccupano della pulizia strade. Temevano che la Fiat 500 di Martina potesse essere rimossa, ma hanno verificato che non è più parcheggiata lungo la strada.
Paolo Nencioni
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