Il Tirreno

Prato

Da Liliano all’Albereta, la terra è ferita

di Alessandra Agrati
Da Liliano all’Albereta, la terra è ferita

L’inverno ha lasciato in eredità una Valdibisenzio segnata: numerose frane si sono aperte nel monte, lungo le strade

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VALDIBISENZIO. Una Calvana e una Valdibisenzio ferite e mutilate. Sono tante le frane che negli ultimi anni hanno cambiato l'aspetto della montagna, creando problemi di varia natura, che meritano una riflessione più approfondita per cercare di arginare un fenomeno che da tre inverni si ripete in modo puntuale e sistematico. Visitare tutte le frane censite, oltre 50 frane per un totale di 3 milioni di danni, non è possibile ma il responsabile della protezione civile Luciano Rescazzi ha fatto una selezione in base all'intensità e alla particolarità del fenomeno. La prima tappa del tour è a Lilliano dove a marzo sono franati 400 metri cubi di terra isolando tre famiglie. Gli operai sono ancora al lavoro per cercare di ripulire il versante della montagna interessato; un'operazione lunga e faticosa. «Bisogna prima togliere tutto il materiale caduto – spiega Rescazzi - poi tagliare la vegetazione intorno, ripristinare il graticciale, ricreare l'impluvio e infine ripiantumare». Lo spettacolo che si presenta agli occhi è di una grossa ferita nella montagna che parte dall'alto e arriva fino alla strada, come un taglio netto: tutto intorno alberi sradicati dalla furia della natura.

La seconda tappa è sulla strada per Cavarzano dove ci sono ben quattro frane a distanza di pochi metri. Girando lo sguardo intorno, effettivamente, si vedono tanti segni lasciate anche dalle vecchie frane; strisce brulle in mezzo ad un bosco, reti di contenimento, piante secche che al primo alito di vento cascano.

«Il problema degli alberi – continua Rescazzi – è all'origine di molti guai; l'incuria rende deboli le piante che non reggono alle forti piogge che inzuppano il terreno, così cascano, si sradicano e portano con sé a valle terra e detriti».

La via crucis continua con la stazione di Fondagnana, zona di pesca dove la frana è arrivata direttamente nel fiume trascinando con sé una parte degli scalini di accesso all' area riservata. In questa zona non sono ancora cominciati i lavori di ripristino. Anche nel parco dell'Albereta la frana ha ostruito il corso del fiume, i lavori qui sono urgenti e in parte sono già stati fatti, anche perchè è un luogo di ritrovo durante l'estate.

La frana più impressionante, però, è quella al Peraldaccio; dalla montagna sono scivolati alberi, terra e arbusti che in parte si sono fermati sulla strada, in parte hanno continuato la propria corsa lungo la scarpata.

Il tratto per arrivarci è disagevole, eppure tre famiglie hanno deciso di abitate in questa zona; l'intervento però è urgente soprattutto perchè si rischia di compromettere ulteriormente la situazione. Un inverno come quello appena finito potrebbe dare il colpo di grazia alla zona, entro settembre il ripristino deve essere totale. Il giro si conclude sulla regionale 325 a Molin dei Fossi dove una frana ha parzialmente ostruito l'accesso, questa ferita è visibile a tutti e testimonia la sofferenza di un intero territorio.

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