Sicurezza
«Siamo massacrati dai costi dell’energia»
Le imprese pratesi chiedono ulteriori passi avanti sugli sgravi
PRATO. Che l'Italia abbia il brutto vizio di recepire in ritardo le direttive europee (o di non recepirle proprio) non è una novità, come non sono novità le conseguenze che queste inadempienze si portano dietro. In un periodo di crisi economica come questa, però, alcune direttive avrebbero davvero fatto comodo: la numero 96 del 2003, che prevede una definizione di impresa a grande consumo di energia basata sull'incidenza dei consumi sui costi aziendali e non sulla quantità dei consumi stessi sarebbe stata una via di salvezza per molte piccole e medie imprese del nostro territorio, considerando che le imprese a grande consumo energetico godono di sgravi fiscali sull'energia. Il mancato recepimento della direttiva europea (con un copia incolla e non com’è stato fatto con la restrizione dei parametri) ha impedito, quindi, che le nostre aziende del comparto di nobilitazione tessile potessero approfittare di detti sgravi, rimanendo comunque, per necessità, decisamente energivore: la Jersey Mode, azienda pratese che si occupa di tintoria e finissaggio e ogni anno produce 7.000.000 di metri quadri di tessuto, paga circa 1.200.000 euro di consumi energetici all'anno, pur approfittando in parte degli sgravi fiscali grazie ai suoi 3.000.000 di kw consumati annualmente.
«Con gli sgravi di cui possiamo usufruire risparmiamo circa il 12% dei nostri consumi energetici - dice Adriano Bellu, titolare ed ex presidente della sezione nobilitazione dell'Unione industriale pratese - se potessimo approfittare di tutti gli sgravi contenuti nella direttiva avremmo un bel peso un meno sulle spalle, e potremmo anche pensare di tornare competitivi nei confronti di paesi come Francia o Romania».
Stesso pensiero quello di Riccardo Matteini, nel reparto tintoriale dal 1952 col Gruppo Colle: «I costi energetici incidono del 10% sui costi aziendali - spiega - spendiamo circa 1.500.000 euro l'anno di energia. La nostra concorrenza sono gli altri paesi europei, che pagano gas ed energia elettrica meno di noi: fossimo in Francia pagheremmo l'energia il 30% in meno, con tutti i benefici che ne conseguirebbero. Non è solo il problema della direttiva non recepita, il nodo principale è il fatto che il mondo dell'energia dovrebbe essere libero, e non monopolizzato da aziende che, guarda caso, sono partecipate statali. Occorre puntare sulle rinnovabili». Rinnovabili che la sua azienda pare conoscere da vicino: ha in cantiere circa 80 autorizzazioni idroelettriche, di cui 30 già cantierabili o cantierate e 3 in funzione lungo il Bisenzio.
La situazione della rifinizione Santo Stefano, una fra le più grandi in Europa nel settore della tintoria in discontinuo con 80.000 metri di tessuto lavorato al giorno, non è molto diversa: «Fra metano ed elettricità spendiamo 2.600.000 euro all'anno - spiega il titolare Renato Cecchi - è una cifra che tocca il 10, 12% del fatturato, siamo fra i più grandi consumatori di energia a Prato. Sono costi che sono difficili da sostenere, soprattutto in un momento in cui non c'è lavoro: se ci fossero più commesse i costi sarebbero più facili da assorbire e, se potessimo approfittare degli sgravi indicati dalla direttiva europea, la situazione sarebbe decisamente migliore».
L'euro, inoltre, non aiuta un'azienda che vive di esportazione: «L'euro forte sarà anche positivo, ma a non non sembra così - continua Cecchi - esportare negli Stati Uniti è penalizzante e, in ogni caso, pare che in Europa il lavoro sia, in generale, davvero scarso».
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