Proteste
Prato tifa per Giuseppe: «E Martina non sarà sola»
Attestati di vicinanza e solidarietà dal consiglio comunale e dalla Diocesi. La figlia del carabiniere colpito a Roma rientrerà presto in città
PRATO. Una fitta rete di protezione è stata stesa attorno a Martina Giangrande e al suo dolore. Così vive Prato il dramma della ragazza. Le sue amiche più care, tre giovani, che Martina, 23 anni - figlia del carabiniere gravemente ferito a roma nella sparatoria davanti Palazzo Chigi e ricoverato all’ospedale Umberto I di Rom a - chiama su Facebook “sorelle”, il suo datore di lavoro, Eleonora, la titolare del negozio di giochi per feste dedicate ai bambini “Orsinfesta” di via Pomeria, sulla ragazza non parlano. «E’ bravissima - dice Eleonora - e ha tanta voglia di fare. Ma di altro non voglio parlare per rispetto a Martina». Che con Eleonora lavora da qualche mese e che ha sentito l’altra sera, quella della sparatoria, solo per pochi minuti.
Martina si è licenziata e l’ha detto pubblicamente in una breve conferenza stampa che ha tenuto a Roma all’uscita dell’ospedale Umberto I dove è ricoverato in gravi condizioni ma ancora stazionarie, il padre Giuseppe. «Voglio seguire le condizioni mio padre - ha detto - mi sembra giusto così e quindi ho lasciato il lavoro. L’ho fatto quando è morta mia madre, lo rifaccio ora».
Martina è senza la mamma dal 30 gennaio scorso, morta improvvisamente per un problema cardiaco. Da quel momento lei è suo papà sono diventatiti una «squadra sgangherata» - questo il termine usato dalla ragazza- che oggi deve affrontare un’altra prova difficile.
Mobilitati i carabinieri: Martina presto, forse già oggi tornerà a Prato per recuperare un po’ di vestiario e di effetti personali che nella fretta della partenza, domenica, ha dimenticato. Poi tornerà a Roma. Provvederanno i carabinieri agli spostamenti: l’ha accompagneranno nella sua città e la riporteranno nella capitale. Non la lasceranno sola. E’ un giuramento solenne. Chiesto anche da l colonnello dei carabinieri, oggi consigliere comunale Pdl Carlo la Vigna che l’ha ricordata ieri nella riflessione che ha aperto la riunione dell’assemblea. Tutti hanno dedicato un ricordo alla ragazza e a suo padre.
«Chiedo al consiglio - ha detto La Vigna - di farsi carico di ogni e qualsiasi necessità della famiglia». Una famiglia che ben conosce. Giuseppe Giangrande ha lavorato sotto il comanda di La Vigna che lo ricorda come un «militare di grande impegno e una brava persona». Anche il presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi conosceva Giangrande e l’ha descritto come «un servitore della Patria». Disponibilità piena anche da parte del capogruppo Pd Massimo Carlesi che ha sottolineato come «la politica» ora «debba evitare di esasperare i toni».
Anche la Diocesi di Prato si è stretta nella preghiera e nell’affetto al brigadiere Giangrande e a sua figlia. Il vicario generale della Diocesi, monsignor Nedo Mannucci – a nome del vescovo. Franco Agostinelli, in questi giorni in pellegrinaggio in Turchia – ha inviato un telegramma alla figlia del carabiniere, Martina. «A nome del vescovo di Prato e della Diocesi tutta - questo il testo - esprimiamo la nostra vicinanza a lei e a suo padre Giuseppe, così gravemente ferito nel compimento del suo dovere. Siamo accanto a voi nella sofferenza grande che state vivendo e chiediamo al Signore che non venga meno la certezza del suo aiuto». Monsignor Mannucci ha anche chiamato il comandante provinciale dei carabinieri , il colonnello Gabriele Stifanelli, per esprimere solidarietà all’Arma e gli auguri di pronta guarigione anche all’altro militare ferito, Francesco Negri.
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