Proteste
“Camelopardo”, riso e seta il luogo delle meraviglie
Al tempo di Lorenzo il Magnifico la tenuta era anche utilizzata per lo svago della corte, con le corse dei daini inseguiti dai levrieri lungo il canale della Corsa
PRATO. Difficile da immaginare, oggi. Ma ieri la cascina di Tavola, la fattoria per la produzione, anche sperimentale, di cereali e per quella di formaggi - il cacio soprattutto - era, oltrechè luogo di lavoro, un paradiso di svago e di caccia.
Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, che nel corso del XV secolo aveva via via acquistato i terreni tra Poggio a Caiano e Prato, compresa la villa padronale sul colle di Poggio - completamente rifatta da Giuliano da Sangallo tra il 1445 e il 1520 - il disegno l’aveva in mente, preciso: sul poggio la villa (dove per altro trascorreva i periodi estivi), in pianura, a vista, la fattoria. E in mezzo l’Ombrone. Feste e lavoro, attrazioni e produzione. Tutto organizzato senza sbavature anche dal punto spaziale.
Le Cascine di Tavola, fino a cinque anni fa, erano ancora così: passate indenni ai secoli. Poi l’uomo, le scelte, i ritardi, quell’Italia dell’incuria e un po’ barbara, ha preso il sopravvento. In una manciata di anni da gioiello, il complesso mediceo si è trasformato il semi-rudere e oggi bisogna correre -bisognerebbe - per salvare il salvabile.
Difficile da immaginare, si diceva, ma le Cascine - quasi trecento ettari tra edifici, campi coltivati, boschi, radure - erano considerate una sorta di “camera delle meraviglie”, perché se da una parte si sperimentano colture di cereali, fino a sfruttare le caratteristiche della piana alluvionale sulla quale Prato e Firenze sorgono, per far crescere il riso (le prime risaie toscane e forse anche le uniche sono alle Cascine di Tavola), si allevano le api per il miele e i banchi da seta per la seta, dall’altro le Cascine sono un apparato efficientissimo per il divertimento delle corti.
Che oltre a girare per la porzione di parco a nord della tenuta, recintato dalle mura che esistono tutt’ora, e praticare cacci e pesca (l’uccellagione era confinata nel bosco della Ragnaia) potevano dilettarsi navigando per il reticolo di canali completamente allagati. Uno dei momenti più attesi era assistere alla corsa dei daini (per altro allevati un recinto del parco) inseguiti dai levrieri, a bordo delle barchette di legno che procedevano lentamente lungo il canale - appunto - della Corsa. Il canale esiste tutt’ora ma è a secco. E il Comune grazie a un accordo con Gida ha intenzione di riallagarlo presto assieme a una parte del reticolo di vie d’acqua e al ripristino dei ponticelli, per riportare le Cascine all’antico splendore.
La fattorie era anche la casa di animali sconosciuti e sorprendenti, per allora. Lì il Magnifico aveva portato una giraffa “un camelopardo”ricevuta in dono da un sultano egiziano assieme a un leone addomesticato, divenute le attrazioni principali di quel paradiso. E non solo. Tanti gli animali esotici allevati nella tenuta: dai pavoni, ai conigli spagnoli ai daini bianchi. Difficile da immaginare, ma con un po’ di volontà le Cascine potrebbero tornare Magnifiche.
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