Sicurezza
«Un patto tra giovani per riprenderci città, partito, futuro»
L’assessore Beltrame (Pd) interviene nella baruffa democratica e bacchetta la segretaria: «Noi in prima linea»
PRATO. «La segretaria Bugetti dice che non vuole abbandonare la nave? E con chi resta sulla nave del Pd? Con tre, quattro persone che rischiamo di essere solo zavorra? Io credo che così la nave si affonda definitivamente». Non la manda a dire Alessio Beltrame, 41 anni tra un mese, tecnico informatico in un'azienda fiorentina in aspettativa, padre di due bambine di 3 e 8 anni, assessore in una Provincia che presto potrebbe non esserci più ma all'avanguardia sui progetti smart cities (le città digitali-intelligenti) che entra a gamba tesa sulle turbolenze del partito. E lancia un richiamo forte ai trenta-quarantenni del partito.
«E' arrivato il momento - dice - di smetterla di guardare a un passato che non c'è più, nella politica come nella società, che è cambiata ma senza che se ne abbia una percezione precisa. Bisogna leggere il presente per costruire un futuro e per farlo occorre un progetto».
Ecco, il progetto del quale tutti parlano, ma che nessuno declina nella concretezza. Anche lei?
«Spero di no. Io voglio parlare di come aiutare Prato che era la terra delle opportunità ma che dopo la lenta agonia del tessile ha perso identità. Era il sistema di filiera che dava coesione sociale e ora che il tessile non c'è più o ce n'è più poco, bisogna trovare altre strade».
Appunto, quali?
«Sono tre, secondo me, la parole chiave sulle quali lavorare: ambiente, sviluppo e società e sono tre parole che hanno un filo conduttore comune: lo sviluppo tecnologico».
Faccia un esempio, per favore, partendo dall'ambiente.
«Le opportunità che si possono mettere in campo sul fronte dello sviluppo energetico con le smart grid. Si tratta di reti intelligenti di distribuzione dell'energia con le quali è possibile cambiare il sistema di approvvigionamento. Oggi ci sono alcuni grandi produttori che attraverso delle reti distribuiscono l'energia e tanti tantissimi clienti; domani ogni impresa potrà produrre l'energia per far funzionare la propria attività e condividere quella eccedente. Si tratta di una nuova rivoluzione industriale, che produrrebbe risparmi e nuovi posti di lavoro, ma per la quale occorrono forti investimenti prima di tutto sul fronte delle energie rinnovabili, poi nelle infrastrutture, in particolare i contatori elettronici, e infine del software. L'Europa ha messo in campo due miliardi di euro ed è lì che bisogna attingere».
Lei ha parlato anche di sviluppo.
«Sì attraverso lo sviluppo di nuove imprese in rete e questo significa mettere in campo idee nuove, idee giovani. Penso al commercio on line che è ormai provato fa aumentare il fatturato e la competitività d'impresa. Ma anche qui servono investimenti. Mi chiedo se a Prato esistano ancora i capitali, se ci sono degli imprenditori che hanno voglia di investire sulle idee degli altri».
E' una tirata d'orecchie a una classe imprenditoriale che fino a poco tempo fa, prima che si esaurisse anche quel filone, se riconvertiva lo faceva nel mattone?
«No, è una sorta di appello. Vorrei capire che esistono imprenditori che hanno voglia di mettere a disposizione una parte dei loro capitali nel sistema Prato. Cioè finanziare e mettere in pratica delle buone idee. Le start up in fondo nascono così».
Non le sembra tutto, troppo, digitale?
«Allora parliamo di urbanistica, un altro volano importantissimo per cambiare le città. E noi abbiamo il dovere di trasformare Prato in una città moderna, più vivibile, con dei servizi che funzionano e rispondendo alle esigenze dei cittadini. Il settore edilizio si può far ripartire attraverso la riqualificazione dell'esistente, a consumo di territorio zero e affrontando quello che il piano strutturale del Comune non ha minimamente affrontato: gli spazi pubblici. Non si sa cosa accadrà dell'area del vecchio ospedale, né dell'area ex Banci, né dello stadio. Per i servizi, invece, occorre di nuovo far ricorso alle tecnologie».
In che senso?
«Penso a quanto sia poco efficiente un sistema di autobus per i quali i cittadini vano alla fermata e aspettano - non sanno quanto - che il mezzo passi. Non sarebbe più comodo avere sul proprio cellulare o sul proprio smartphone informazioni immediata su dove il bus si trovi e quanto tempo impieghi ad arrivare alla fermata? Altra cosa necessaria è l'ufficio a casa: i cittadini devo smettere di fare file agli sportelli. La riorganizzazione di una città più comoda e più veloce avviene anche limitando la necessità di chi vi abita a spostarsi. E così siamo alla terza parola: la società. Che si migliora reintroducendo un elemento di coesione che passa attraverso il lavoro, unico a dare la possibilità di credere in un futuro possibile».
Con il suo progetto di smart-politica si candida alla guida del Pd pratese?
«No, non mi interessa».
Vuole giocare la partita del sindaco?
«Davvero, non ho un obiettivo prefissato. Mi sono fatto un piccolo bagaglio di esperienza in politica, anche attraverso l'attività in Provincia; qualche idea ce l'ho. Voglio mettere tutto questo a disposizione della città. Semplicemente. Facendo però anche un invito pressante e diretto alle migliori risorse della città perché collaborino, senza preclusioni ideologiche ma con un patto di generazione, per immaginare un futuro diverso per questa città. Ora dobbiamo prenderci la responsabilità di essere in prima linea».
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