Il dolore
Citarella bacchetta Beltrame: serve un patto intergenerazionale
Il capogruppo in Provincia del Pd replica all’intervista rilasciata dall’assessore che parlava di un ricambio generazionale per guidare il partito e la città
PRATO. "Un nuovo patto con Prato, aperto alla città e intergenerazionale, fondato sui contenuti, sui meriti e sui bisogni, non certo rivolto al nostro interno, autoreferenziale, debole ed incapace di affrontare la crisi". "Pensare di riproporre lo schema del tutti a casa come nel 2009 significa condannarsi a ripetere gli stessi errori: non basta un patto tra noi giovani generazioni che fanno politica nel Pd". Emiliano Citarella, nonostante sia tra i giovani del partito "bacchetta" Alessio Beltrame che ha proposto sulla pagine del Tirreno un patto di generazione per riprendersi partito, città, futuro.
"Porre ancora una volta il tema del conflitto generazionale significa non avere imparato dalla lezione del 2009: cambiare tutto per non cambiare nulla. Occorre invece - secondo Citarella - recuperare una forte impronta riformista e progettuale per ridare un disegno complessivo ad una città che ancora possiede forze vive". Critico anche sul fronte degli imprenditori. "Non condivido le parole di chi sostiene che gli imprenditori pratesi siano solo interessati al mattone. Ci sono migliaia di artigiani e di piccoli e medi imprenditori, cooperative, liberi professionisti che tutti i giorni lottano per sopravvivere e non licenziare, questi sono i veri eroi di Prato, gente che rischia e che crea ricchezza vera, non parole. Il Pd con loro fatica a parlare, questo è la vera questione, non certo chi vorrà fare il sindaco o il segretario del partito".
Non è d'accordo, Citarella sul fatto che si trattai una questione "generazionale": "Ce ne fossero dei Vestri o dei Niccoli a segnarci la strada. Non saranno fragili accordi tra cordate - è convinto - a fronteggiare una crisi storica del nostro territorio che rimette in discussione l'identità più profonda, quella manifatturiera di Prato". E qui c'è un latro "no". "Anche qui, non condivido chi pensa per Prato un futuro di servizi o di pura tecnologia. Lo dico portando l'esperienza di chi lo fa per mestiere. Occorre mettere le nuove tecnologie al servizio della manifattura e della produzione, del saper fare artigiano di Prato. Il Prato Polo del manifatturiero del terzo millennio". E ancora: "A chi si domanda se esistano imprenditori che hanno voglia di fare rispondo che ne vedo tanti, tutti i giorni che lottano e che hanno grandi idee. Noi dobbiamo realizzare nuove imprese manifatturiere ad alto contenuto tecnologico e un comparto Ict sviluppato per mettere le ali alla nostra produzione materiale e immateriale. E poi recuperare la centralità della cultura. Mi piace molto l'idea di una mobilitazione cognitiva come sostenuto da Barca: meriti e bisogni, competenze e programmazione".
"Non abbiamo bisogno di accordicchi, abbiamo bisogno di confrontarci pubblicamente e di ricreare una dialettica pubblica e aperta chiamando a raccolta le menti migliori della nostra città. Abbiamo da condurre una dura battaglia culturale prima che politica. Ed abbiamo bisogno delle energie e della forza di tutti". Passando per una fase di riconciliazione: "Chiudendo con l'epoca dei conflitti intestini, della balcanizzazione. Occorre riflettere anche sui metodi di formazione e di selezione dei gruppo dirigenti: possono bastare le primarie e poi il deserto dei tartari della discussione? credo che dobbiamo rimettere al centro i contenuto e ritrovare la solidarietà tra di noi, solo così potremo essere credibili e riconciliarci con la città, avendo l'umiltà di ascoltare e di valorizzare le esperienze di straordinario coraggio che ancora questa città possiede".
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