Boom di sposalizi, ma soltanto grazie agli stranieri
PRATO. Fiori d’arancio, una valanga di auguri ed evviva gli sposi. Altro che crisi che raffredda le passioni. A Prato il fatidico “sì” è tornato di moda nel 2012, con la voglia di sposarsi che ha...
PRATO. Fiori d’arancio, una valanga di auguri ed evviva gli sposi. Altro che crisi che raffredda le passioni. A Prato il fatidico “sì” è tornato di moda nel 2012, con la voglia di sposarsi che ha contagiato soprattutto le coppie straniere.
Dopo una frenata per via del divieto di matrimonio stabilito dal pacchetto sicurezza targato Maroni, quello dell’estate 2009 che vietava agli immigrati irregolari il suggello del matrimonio, la media delle unioni coniugali celebrate a Prato torna a sorridere grazie agli stranieri.
All’altare come in palazzo comunale, ha trionfato il detto latino «amor vincit omnia», quello che non guarda al permesso di soggiorno o al fatto se uno degli sposi sia clandestino o meno. Una sentenza della Corte costituzionale nel luglio 2011 aveva dichiarato infatti incostituzionale quel divieto. E così nel 2012, secondo i dati pubblicati dall’ufficio statistica del Comune, i matrimoni sono stati 628, circa cento in più rispetto al 2011 quando il lieto giorno aveva deliziato solamente 529 coppie.
Peggio ancora era andata nel 2010 quando convolarono a nozze 470 coppie, con un calo drastico rispetto al 2009 (714), complici i timori dei promessi sposi legati al pacchetto sicurezza. Che siano gli immigrati a tenere alta la bandiera dei matrimoni lo si capisce dai numeri: fra gli italiani lo scarto fra il 2011 e il 2012 è soltanto di 14 unioni in più (354 e 368), mentre lo scambio di fedi nuziali fra stranieri è quasi raddoppiato da un anno all’altro (110 matrimoni nel 2011, 198 nel 2012). E in 260 casi (135 nel 211) uno dei due coniugi è di nazionalità straniera.
In sostanza, quasi la metà dei “sì” pronunciati nel 2012 vede almeno uno dei due promessi sposi di nazionalità straniera.
«Come Prato è l’unica città italiana dove gli immigrati continuano ad aumentare, lo stesso trend si verifica per i matrimoni - fa notare l'assessore ai Servizi demografici Anna Lisa Nocentini -. Gli stranieri, soprattutto i cinesi, tendono a sposarsi più in età giovane: lo scambio delle promesse viene sancito solitamente all’ufficio anagrafe, come fosse un dovere istituzionale, piuttosto che con una cerimonia in palazzo comunale».
I cinesi sono i più avvezzi a sposarsi (quasi sempre il rito è civile anche perché quello religioso nel 2012 ha riguardato l’1,9% di casi in cui è presente un coniuge straniero): fra i 198 matrimoni celebrati nel 2012, 172 sono stati coronati tra cinesi. E pensare che nel 2011 figli dell'Impero Celeste convolati a nozze furono solo 87: praticamente raddoppiati fra un altro e l’altro, vuoi anche per effetto dell’annullamento del pacchetto Maroni in base al quale prendere marito italiano, oppure innamorarsi di un connazionale con un permesso di soggiorno in tasca per "regolarizzare" la propria posizione, era vietato.
«Dati alla mano, dal settembre 2011 in poi il grafico dei matrimoni fra cinesi è tornato a salire – conferma Nocentini -. Per le coppie italiane invece la voglia di sposarsi risente della crisi». Guardando poi la fotografia scattata dal Comune sugli sposi per cittadinanza, sembra che gli italiani nel 2012 si siano dimostrati più fedeli al proverbio “mogli e buoi dei paesi tuoi”.
In sei casi hanno preso infatti come moglie una cittadina cinese, in due un’albanese, in sette una donna romena, in sei di un altro paese dell’Europa comunitaria (cui appartiene la Romania per la quale esiste una classificazione ancora distinta), in dieci la moglie appartiene ha passaporto europeo ma fuori dall’Unione, dodici americane infine si sono congiunte agli italiani tre donne di altri paesi asiatici.
Morale della favola: solo per 46 pratesi nel 2012 la sposa è stata “straniera” su un totale di 628 matrimoni.
Maria Lardara
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