Il Tirreno

Prato

Un salto dal telaio al forno per reinventarsi il lavoro

Un salto dal telaio al forno per reinventarsi il lavoro

La storia di Andrea Mascherini, un quarto di secolo nel tessile prima della crisi Insieme alla sorella Patrizia apre una panetteria: si sveglia presto ma è felice

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POGGIO A CAIANO. Dal telaio al forno c'è un bel salto, ma c'è chi ha avuto il coraggio di buttarsi per non ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Il poggese Andrea Mascherini ha dovuto cambiare vita e inventarsi panettiere dopo 25 anni passati a lavorare nel tessile.

Cinque anni in un'azienda, gli ultimi venti in un'altra. Poi il vuoto. L'imprenditore è costretto a licenziare e Andrea si ritrova a casa. Due anni in cassa integrazione, poi la mobilità. Il centro per l'Impiego di Prato organizza corsi per riqualificare i lavoratori del tessile e Andrea coglie la palla al balzo.

«Ho scelto il corso per panificatore perchè fare da mangiare mi è sempre piaciuto – racconta Andrea – e poi avevo a disposizione il fondo di mio padre dove per cinquant'anni c'è stato un bar alimentari chiuso negli anni Ottanta. Il corso è durato tre mesi più lo stage. Con me c'erano altre venti persone, quasi tutte provenienti dal tessile. D'altronde a questa età non puoi certo pensare di trovare lavoro». E così un mese fa Andrea, sposato e padre di una bimba di 11 anni, ha inaugurato il suo negozio in via Carmignanese a Poggio a Caiano. Pane, pizza schiacciate e altri generi alimentari con un occhio particolare ai prodotti di filiera corta. Al suo fianco c'è la sorella Patrizia, anche lei rimasta senza lavoro. «Nella mia vita ho fatto di tutto, ambulante, cassiera al supermercato e ultimamente operaia tessile. Sono finita anche io a casa ma senza cassa integrazione perché ero precaria e così quando mio fratello mi ha proposto di aprile una panetteria ho accettato volentieri». La vita è cambiata radicalmente. La sveglia suona molto prima dell'alba e l'impegno è continuo, ma l'importante è andare avanti. «Sono orgoglioso della mia rinascita – afferma Andrea – anche se non è stato facile. Per far partire l'attività abbiamo sostenuto tante spese, tra impianti e attrezzature. Per otto mesi abbiamo aspettato una risposta per accedere ai fondi europei per l'auto imprenditoria che poi ci è stata negata perché l'attività non è completamente artigianale. Alla fine siamo stati costretti a ricorrere ai canali tradizionali. L'organizzazione è stata traumatica perché mi sveglio presto e il negozio rimane aperto tutto il giorno eccetto dalle 13 alle 16. Certo è molto diverso dall'essere dipendente perché non stacchi mai, ma le soddisfazioni cominciano ad arrivare». Il buon profumo del pane appena sfornato scaccia via i ricordi di una vita trascorsa tra telai e tessuti.

Eleonora Barbieri

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