Finanza
Mamamara e Baraka: sono solo un ricordo
Agli inizi del Duemila c’era l’imbarazzo della scelta. Ecco com’erano le serate dei pratesi
PRATO. Sono lontani i tempi in cui i pratesi avevano l’imbarazzo nella scelta dei locali.
All’inizio degli anni 2000, per i giovani tra i 25 e i 40 anni esistevano davvero tante opportunità in cui trascorrere alcune ore serali tra una chiacchierata e una bevuta.
Mamamara, Baraka, Tina Pica, Pratocity, Pecci, la maggior parte di questi oggi sono soltanto un lontano ricordo.
Vivevano in contemporanea, intercettavano stessa clientela, ciascuno aveva la sua serata evento e i ragazzi si spostavano da un luogo all’altro ad orari precisi, incontrandosi prima in questo e poi in quello a distanza di poche ore.
«Oggi la situazione è completamente diversa – commenta Marco Ceccagnoli, fino a ieri uno degli organizzatori della serata domenicale del Naif e da anni appassionato promotore di eventi pratesi – In giro l’offerta dei locali non è ampia ed è chiaro che, quando c’è un posto carino, questo assorbe tutta la clientela. A Prato, in generale, i locali non hanno mai avuto una lunga vita. Negli anni la città è cresciuta molto, ma le persone hanno mantenuto la solita mentalità da paesone. Quando c’è un locale nuovo, tutti vanno lì e quello simile, già aperto da tempo e rivolto alla stessa tipologia di persone, passerà in secondo piano fino poi a non essere più frequentato. Quello che è successo al Naif risponde in parte a questo. Locale nuovo, aperto in un momento in cui intorno non c’era molto, ha finito per raccogliere ragazzi pratesi, ma anche di Pistoia, Montecatini, Firenze. E’ diventato il collante della zona: tutti lì perché è la novità».
Da oltre dieci anni a Prato non nasceva una discoteca. Prima del Naif, l’Oca Fioca a Mezzana.
Anche questa, dopo il boom iniziale e la grande affluenza, rimase in disparte, sopravvisse ancora per alcuni mesi e poi chiuse definitivamente. Fu rilevata da una nuova gestione che successivamente l’ha trasformata in un night.
«Oggi i locali in giro non sono molti anche perché aprirne uno, tra spese di ristrutturazione e documenti da mettere in ordine, è davvero difficile e costoso - continua Ceccagnoli - Se poi il proprietario, in seguito ad un controllo, si trova anche a chiudere per un periodo, dopo avrà difficoltà ancora maggiori a investire ulteriori soldi». (m.a.)
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