Il Tirreno

Prato

La seconda coppia gay che si è sposata a New York: "Da noi un clima pessimo"

di Samuele Bartolini
La seconda coppia gay che si è sposata a New York: "Da noi un clima pessimo"

Marco e Alessandro si sono uniti in matrimonio negli Stati Uniti: La coppia gay di Carmignano si racconta dopo l'esperienza americana e parlano dei problemi relativi ai diritti civili ci sono nel nostro Paese

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PRATO. Una bella serata e un matrimonio celebrato all'estero che rivendica più diritti per le coppie omosessuali in Italia. E' questa l'atmosfera che si respirava mercoledì sera al Uoll, un locale alla moda di Firenze, in zona Rifredi. Gli sposi Marco F. e Alessandro G. hanno salutato amici e parenti per la loro festa di nozze.

Erano invitate un centinaio di persone, tutte rigorosamente in lista e vestite elegantissime. Marco e Alessandro, rispettivamente 50 e 42 anni, hanno coronato nelle scorse settimane il sogno della loro vita: unirsi in matrimonio. Ma sono dovuti andare a New York per sposarsi perché l'Italia non riconosce le nozze fra le persone dello stesso sesso ed è fanalino di coda in Europa per i diritti delle coppie gay. Spagna e Francia hanno una situazione molto diversa. Per non parlare degli Stati Uniti. Eppure Marco e Alessandro vivono insieme da 18 anni. Abitano a Carmignano e conducono una vita normale.

«Io e il mio compagno – racconta Alessandro - abbiamo comprato casa insieme alla suocera. Ci abbiamo messo un terzo dei soldi per uno. Abita con noi anche la cognata. Eppure – aggiunge con un filo di ironia – non litighiamo e conviviamo felicemente». Quando, però, si entra nel discorso dei diritti negati il tono delle parole cambia. Alessandro denuncia la presenza ingombrante della Chiesa cattolica e ci va giù duro: «Da noi c'è un clima da schifo. C'è chi decide la morale e la politica in Italia. Non è un caso che faticano a passare anche i diritti per la fecondazione eterologa e l'eutanasia».

Per questo, anche se le riconoscono un nucleo positivo, i neosposi hanno abbandonato la religione cattolica e sono diventati buddisti. Marco lo è da 30. Alessandro da 18. E pensare che la loro vita coniugale è come tutte le altre.

«Abbiamo il conto in banca in comune, paghiamo le tasse come tutti, e non capiamo perché lo Stato non ci riconosca quella che è una cosa sacrosanta: avere il riconoscimento legale del nostro matrimonio». Con l'aggravante che Carmignano, come del resto quasi tutti i comuni della Toscana, non ha un registro delle unioni civili che permetta almeno di riconoscere una coppia di fatto.

Così la battaglia di civiltà passa anche dalle stanze di un notaio. «Ci siamo andati per fare un testamento biologico olografo, cioé scritto a mano. E' un documento che rimane, che ha più valore. Se succedesse qualcosa di grave a me o al mio compagno, dovrà essere rispettato». Marco e Alessandro hanno pensato anche di adottare un bambino. «L'amore per un figlio, che sia preso da un orfanotrofio o meno, non dipende dal sesso dei genitori. La cura e l'affetto possono venire da una coppia etero come da una coppia omo. Noi ci siamo informati. Peccato che la pratica sia troppo lunga e forse avremmo dovuto attivarci qualche anno prima. Sappiamo, però, - chiude Alessandro - che due ragazzi a Prato ci sono riusciti con lo strumento dell'utero in affitto e ora hanno un figlio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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