Il Tirreno

Prato

L’integrazione economica nasce a tavola

L’integrazione economica nasce a tavola

Nel 2010 Giulini invitò a cena rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria e delle associazioni

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PRATO. E’ bastato sapere dell’adesione a Confindustria della seconda azienda cinese a Prato, per tornare con la mente a dieci anni fa, quando fu ufficializzato l’ingresso a Palazzo dell’industria del primo imprenditore tessile orientale, Xu Qiu Lin (per tutti i pratesi Giulini). Quello che allora sembrava un traguardo, fu solo il primo passo di una lunga maratona per l’integrazione che ancora aspetta di tagliare il nastro d’arrivo. Si è provato con la strategia del dialogo: amministratori, imprenditori, console tutti riuniti dall’imprenditore Giulin che ha voluto avviare la strategia dell’intesa per gettare un ponte tra i due “distretti paralleli”. Quale migliore occasione di una cena? Era febbraio del 2010 quando Giulin, come socio delle Golf Club le Pavoniere, invitò una ventina di pratesi in rappresentanza del mondo delle istituzioni, quello imprenditoriale e delle associazioni mettendoli a tavola con una delegazione di altrettanti imprenditori cinesi di Prato. Un primo tentativo di agevolare il processo di integrazione economica e sociale a Prato era già stato fatto dal presidente della Provincia Lamberto Gestri, nel 2009, all’inizio del suo mandato: approfittando dell’inaugurazione del centro commerciale realizzato dall’imprenditore Giulini a Nanchino,organizzò una missione in Cina con l’intento preciso di rafforzare gli scambi con il paese asiatico. D’altra parte, lo stesso governatore Enrico Rossi, in campagna elettorale avrebbe detto soltanto un anno dopo, riferendosi alla presenza del distretto produttivo delle confezioni tessili gestite dagli orientali: «Va bene la lotta all’illegalità, ma non basta. Servono forme di incentivi che aumentino le committenze delle confezioni verso il comparto tessile locale».

La visita a Prato del nuovo console cinese di Firenze, Zhou Yunqi (maggio 2010) fu l’occasione per rinnovare l’invito ai connazionali: «Devono entrare nelle associazioni di categoria locali, assumere personale italiano». E alle istituzioni locali: «Mi auguro che possano avvicinarsi alla comunità cinese, conoscerne la quotidianità e i problemi», disse. Hanno fatto da amplificatore le parole dell’allora presidente di Confindustria nazionale, Emma Marcegaglia, che invitò gli industriali di Prato (era maggio 2011) ad associare almeno dieci aziende cinesi: un modo per far uscire le imprese dal sommerso. Un lavoro avviato a suo tempo dall’ex presidente dell’Unione industriale pratese Riccardo Marini e portato a termine, solo in parte (ma è pur sempre un inizio) da Andrea Cavicchi, attuale leader degli industriali pratesi, con l’adesione dell’imprenditore Gabriele Zhang all’associazione. (ba.bu.)

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