Attenzione
«L’incubo è finito e finalmente don Mario può riposare in pace»
Il sollievo di Maria Assunta Palumbo, la perpetua del parroco assassinato la sera del 28 dicembre «Non doveva dire a certa gente che aveva ereditato una casa e qualche soldo dalla zia»
QUARRATA. «L’incubo è finito, finalmente noi possiamo stare tranquilli e don Mario può riposare in pace».Le prime voci sull’arresto dei presunti assassini del parroco di Tizzana, arrivano nella piazzetta della chiesa a metà mattinata.
Le orecchie di Maria Assunta Palumbo, la perpetua rimasta al fianco di don Mario del Becaro per 26 anni, non aspettavano di sentir altro da 4 mesi ormai.
«“L’hanno presi” mi ha detto stamani un’amica. Adesso spero solo che la giustizia faccia il suo corso e che gli assassini restino dentro il più possibile».
Lei, oggi 54enne, ha condiviso con il parroco assassinato lo scorso 28 dicembre più di metà della sua vita, e forse anche per questo si è accorta da subito del travaglio vissuto dal parroco nell’ultimo periodo.
«Ho sempre pensato che don Mario conoscesse i suoi assassini, che gli avesse aperto la porta – racconta Maria – Io gliel’avevo detto, due mesi prima dell’omicidio: “Ti sei infilato nei guai”. “Maria – mi rispondeva – hai ragione. Stavolta, forse, non ne esco”. Vedevo tutto quel via vai di ragazzi che bussavano al suo portone. Gli chiedevano soldi, sempre di più, e lui glieli dava, nonostante fosse tirchio per natura. Io, invece, ci litigavo per avere ciò che mi spettava. Ma a loro dava tutto. Il perché però non me l’ha mai detto. Vedevo che qualcuno restava a dormire ma quando entravo per pulire don Mario era sul divano, o sul lettino. Ultimamente c’era quel Lover (Hening Lover, lo zingaro di etnia sinti arrestato nel dicembre scorso per aver ricattato don Mario, ndr) a dormire in canonica. Che fosse un tipo particolare – continua la perpetua parlando del parroco - lo sapevamo tutti. A fregarlo è stata la sua vanità. Non doveva dire a certa gente che aveva ereditato una casa e qualche soldo dalla zia. Doveva tenerlo per sé. A un certo punto, gli dissi di levare tutti i contanti che aveva dalla cassaforte, di portarli in banca, anche se – precisa - quel Lover non ha mai rubato neanche un centesimo dalla canonica. Il giorno prima dell’omicidio, glieli misi io in macchina i soldi. Quanto pesava quella borsa … erano gli “accatti” della settimana. In troppi si sono scordati che sotto la tonaca c’era un uomo in carne e ossa. Lui era combattuto tra andare e restare, tra l’amore verso Dio e i sentimenti terreni. La versione di Lover la conosciamo tutti, quella di don Mario no, perché è morto e non si può difendere» dice Maria sulle confessioni di Hening Lover, che pochi giorni fa, in Tribunale, ha dichiarato di aver avuto una relazione con il prete.
«Qualche settimana prima di essere ucciso – continua la donna – don Mario mi ha chiesto di andare a vivere con lui, in canonica, insieme a mio figlio. Forse così sperava di allontanare tutti questi ragazzi che gli chiedevano soldi. Sapeva che io ero una donna forte, in grado di aiutarlo, come aveva fatto la zia per tanti anni. Ma era anche diviso tra due fuochi. Ora che è uscita fuori questa cosa dell’omosessualità, qualcuno è scandalizzato. Si vede che siamo in un paesino. Quanti sono venuti a bussare alla porta di don Mario chiedendogli “come stai?” Nessuno. Eppure don Mario era un uomo. Amava profondamente Dio, non lo avrebbe mai voluto lasciare, però era anche umano e si sentiva solo. Dopo la morte della zia (un anno e mezzo fa, ndr) ha cominciato a provare questa gran solitudine. Io e mio figlio siamo stato a mangiare da lui negli ultimi tempi. Mi ricordo che fumava la pipa e guardava i cartoni animati insieme al bambino. C’è stato chi ha approfittato di questa sua debolezza, chi l’ha “incantato”. “Maria ho fatto un errore nella mia vita” mi diceva».
La perpetua, ogni mattina alle otto entrava in canonica per rifare i letti e pulire le stanze. Lo ha fatto per 26 anni. E’ arrivata a Tizzana 23enne, divorziata e con un figlio piccolo.
«Sono stata in piazzetta a mangiare la pizza e mi sono innamorata di questa vista –racconta – Don Mario è arrivato qui qualche anno dopo e da allora, nonostante i tanti litigi, siamo rimasti sempre insieme a lavorare. Ci siamo voluti un gran bene».
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