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Prato

Fognature industriali il via libera definitivo si attende da tre anni

PRATO. Il piano di investimenti è pronto dal lontano 2009, il primo progetto risale all'annata 2006. Il finanziamento sarebbe interamente privato. Malgrado lo Stato non debba tirare fuori a nessun...

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PRATO. Il piano di investimenti è pronto dal lontano 2009, il primo progetto risale all'annata 2006. Il finanziamento sarebbe interamente privato.

Malgrado lo Stato non debba tirare fuori a nessun livello – dal governo al Comune – manco un euro e un'era geologica sia passata dalla sua gestazione un intoppo burocratico tiene ferma la realizzazione della fognatura industriale separata. Basterebbe sbloccare il protocollo relativo all'accordo di programma sottoscritto dal ministero dell'Ambiente del 2005 con Regione e Comune, ma ogni sei mesi la trattativa viene tecnicamente “aggiornata”.

In estate gli industriali sperano di avere questa volta il disco verde. Altrimenti si rassegneranno all'ennesimo rinvio.

Malgrado l'alto interesse economico e ambientale: genererebbe un risparmio di oltre tre milioni di euro all'anno per il distretto; inoltre, molte aziende nella rete di scolo esistente sono costrette a viaggiare con autorizzazioni provvisorie di Publiacqua, l'attuale titolare del servizio detentrice dei tubi di scarico.

Assenti gli scolmatori, quindi mancando delle efficienti vasche d'espansione capaci di fronteggiare un maggiore afflusso di acque reflue, i liquami in eccesso non vengono trattenuti e possono talvolta tracimare direttamente nel Bisenzio e nei torrenti.

Ma è l'aspetto economico ad aver destato nel tempo la maggiore indignazione negli industriali.

Lo scarico delle acque industriali nel 2012 è stato fatto pagare 0,42 euro al metro cubo.

Nei primi mesi del 2013 l'Unione Industriale ha potuto verificare un incremento a 0,48 euro. Se ad occhio nudo questa cifra potrebbe risultare complessivamente ragionevole, facendo qualche comparazione si scopre l'esatto contrario.

Per far scorrere ad esempio il gas il costo al metro cubo è di 0,3 euro.

Ma soprattutto per lo stesso servizio di solo trasporto delle acque che escono sporche dopo un processo produttivo – il servizio di depurazione di Gida è un costo a parte – Consiag nel 2000 faceva pagare 0,15 euro.

«Pensare che allora ci lamentavamo, giudicandola troppo alta – commenta Alessio Pitozzi, responsabile del progetto Acqua per l'Unione –. Da quel periodo la tariffa è aumentata costantemente e seguendo un principio assurdo. Siccome Publiacqua ragiona nell'ottica di sistema dell'acqua applica a noi il prezzo al metrocubo più alto d'Italia e riversa l'introito in investimenti fuori dal nostro territorio. Capisco che l'ottica sia quella di correggere divari economici con una perequeazione fra aree più ricche e altre più povere, ma questa è diventata per noi qualcosa di più a una vessazione».

È il punto in cui si crea l'incrocio fra la lentezza da burosauro dello Stato, della sua macchina e dei suoi accordi in sedi istituzionali e – per usare un'espressione trendy – la relazione complicata fra la città e la sua partecipata Publiacqua dopo la parziale dismissione degli anni 2000.

Logico che gli industriali per reazione istintiva – oltre che per ottenere un beneficio economico – volessero separare il prima possibile la loro rete fognaria da quella degli scarichi delle abitazioni (ad uso civile), “divorziando” da Publiacqua. Il progetto costa 19 milioni di euro, promosso dal Consorzio delle Acque pratesi (composto da più di 200 aziende manifatturiere e qualcuna artigiana). Consentirebbe immediatamente di ridurre di qualche centesimo il costo unitario del servizio per i primi 8 anni. Passato questo lungo periodo di ammortamento tornerebbe ai livelli dei primi anni 2000, attorno ai 0,13 euro.

La fognatura continuerebbe ad essere pubblica nei Comuni di Prato e Montemurlo solo per le abitazioni, mentre nella Valdibisenzio gli scarichi resterebbero misti lasciando alla utility toscana il compito di rendere più efficiente il servizio.

Carlandrea Poli

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