La manifestazione
Pd, la giornata della rabbia e del rifiuto
Nonostante la rielezione di Napolitano, la base del partito si ribella di fronte alla prospettiva dell’inciucio
PRATO. «Giovani arrampicatori, senza dignità ed onore, hanno accoltellato il Pd per esclusiva ambizione di potere». È prima mattina, a Roma deve essere ancora firmata la resa senza condizioni di Bersani e Berlusconi dinanzi a Napolitano per la sua rielezione al Colle. Ma è già il momento di passare dalla contemplazione del disastro alla rabbiosa attribuzione della responsabilità del disfacimento del Pd. La giornata decisiva per il Quirinale nel mondo degli elettori progressisti diventa la giornata del disgusto.
Il primo pesantissimo virgolettato è di Fabrizio Mattei, consigliere regionale che (vedi intervista a fianco) accusa l'asse D'Alema-Renzi di avere in un giorno bruciato vent'anni di centrosinistra. A distanza di qualche ora anche la leader provinciale, Ilaria Bugetti rompe il silenzio per riservare strali alla dirigenza nazionale ed elogiare il messaggio della base: «E' l'unico vincitore, perché ha manifestato fin da subito tutta la sua indignazione verso un intero gruppo dirigente». L'amarezza di aver bruciato definitivamente il padre nobile dell'Ulivo è si alimenta col terrore delle larghe intese, pardòn, dell'inciucio col Cavaliere.
«Si elegga un presidente della Repubblica, rispettando la volontà dei nostri elettori che non vogliono in alcun modo accordi con la destra berlusconiana». Scritta all'ora di pranzo questa nota viene frustrata nell'arco di poco dal consenso unanime attorno alla rielezione di Napolitano e la prospettiva spalancata a una Grosse Koalition da brividi con Alfano vicepremier.
E su Twitter e Facebook scoppia l'insoddisfazione dei militanti e degli elettori. Lo stato d'animo è sintetizzato in maniera che più icastica non si potrebbe da chi col Pd ha rotto da un bel pezzo, il deputato pratese di Scelta Civica Edoardo Nesi: «Ho visto Berlusconi». Collegato col tweet di pochi minuti prima: «Ho visto cose che voi umani...».
Il sorriso non è assolutamente il tratto prevalente della giornata. Per averne un saggio si può andare sulla bacheca Facebook del deputato democrat, Matteo Biffoni letteralmente inondata di messaggi e di sconforto. Gli chiedono di disobbedire, di non accettare di scendere a patti con l'arcinemico e di votare Rodotà. «E' stato presidente del Pds, mica dell'Msi» gli ricorda Roberto Mennini, consigliere comunale democrat.
È un pensiero ricorrente e ripetuto in post e commenti: «Perché lui no? E' uno dei nostri». Per altri è la pura e semplice fine del Partito Democratico, l'atto di dissoluzione quanto meno della nomenclatura.
Con i sospetti accesi sul ruolo avuto in particolar modo da D'Alema nell'avere impallinato coi suoi franchi tiratori il Professore, allontanando ogni possibile dialogo col Movimento 5 Stelle per convergere su un presidente di cambiamento e di rottura con Berlusconi. E alle dimissioni di Fabrizio Mattei fanno seguito quelle di Simone Faggi dal direttivo del circolo di Coiano. Pur essendo lui un renziano.
Anche per questo imbracciando una logica trasversale in seno al partito, al termine di una riunione urgente di segreteria, Ilaria Bugetti si impegna a sganciare il Pd pratese dalle logiche di palazzo, per tornare ad ascoltare e ad assecondare gli umori popolari. Del resto, già ieri quando Romano Prodi era quotato per l'elezione, lei si era espressa per Stefano Rodotà.
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