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Prato

 

Mattei: restituirei la tessera Pd, ma non so a chi

di Cristina Orsini
Mattei: restituirei la tessera Pd, ma non so a chi

Lo sfogo dell'ex sindaco di Prato che lascia tutte le cariche all'interno del Pd e si scaglia contro la classe dirigente del partito: "Per soddisfare i loro appetiti personali, hanno sfasciato il sogno di milioni di persone"

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Esce dalla direzione e dall’assembea regionali, esce dalla direzione dall’assemblea provinciali. Ovviamente del Pd. Fabrizio Mattei, consigliere regionale democratico al secondo mandato, per due volte sindaco di Prato, ulivista ante litteram, non riconsegna la tessera “ma perché per uscire da qualcosa, quel qualcosa bisogna che esista. E io non lo so più se il Pd esiste ancora. Ma dubito”.

Contro che faccia sta sbattendo la porta?
“Contro quella di questa classe dirigente, nel suo complesso. Dopo quello che è successo in questi tre giorni non posso più riconoscermi in chi ha prodotto questo macello”.

Lei è un politico di lungo corso ma in questo caso, come la stragrande maggioranza degli italiani,  è un osservatore esterno. Con qualche cartuccia in più però per spiegare quello che sta succedendo.
"È successo quello che si è visto: che il primo partito d’Italia non è riuscito a esprimere una candidatura, che in una manciata di ore è riuscito ad affondare due padri nobili del centrosinistra, uno dei quali, tra l’altro unico ad avere battuto Berlusconi per due volte. E tutto questo è successo per la fame di potere e di protagonismo di qualcuno – non pochi -   che mai ha pensato al bene comune del partito ma sempre e solo al proprio tornaconto politico. Ma direi che ormai siamo al delirio di onnipotenza".

A chi si riferisce Mattei?
"Si è visto con chiarezza nei giorni scorsi. Non mi pare ci sia nulla di segreto. D’Alema nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco di Firenze Matteo Renzi . Lì qualche accordo deve essere scattato e se questi sono i giovani che dovrebbero rinnovare il partito, beh che Dio ci salvi. Mi sembrano dei dilettanti allo sbaraglio”.

Secondo lei, quindi, l’imboscata a Prodi  porta anche la firma di Renzi.
"Secondo me sì. Prodi ma anche Marini sono stati semplicemente gli effetti collaterali della guerra a suon di atomiche che si è scatenata tra le correnti – almeno quindici - di un partito che ha completamente perso la bussola del sentire collettivo. E io di certo non posso più stare a questo gioco e di sicuro non voglio mescolarmi con dei traditori. Intendiamoci non tutti nel Pd sono così ci sono anche delle ottime persone".

Bersani è senza responsabilità?
“Ha delle responsabilità politiche, ma di sicuro in questo caso è tra le vittime dell’imboscata”.

Esiste ancora il pd?
“Non so, a vedere quello che sta succedendo direi che è imploso. L’unica cosa che posso fare è di complimentarmi con questo gruppo dirigente, che a forza di dai e dai è riuscito a sfasciare tutto mandando all’aria ciò in cui credevano milioni di italiani. Complimenti”. 

Il gran nocchiero Napolitano ha accettato la candidatura bis ed è stato rieletto. Che ne dice?
“Che è l’unica cosa che poteva fare. Meno male che c’è Napolitano”

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