Attenzione
Bocciata la nuova tariffa, Publiacqua in allarme
Il referendum ha cancellato il 7% dei tassi di interesse per gli investimenti. Non passa la proposta di sostituirli con un 6,3% di oneri finanziari. Il vicesindaco Borchi: «Assurdo lo schema proposto dall’Autorità dell’energia, abbiamo l’obbligo di rispettare la volontà popolare»
PRATO. Spaccatura netta all’interno della conferenza territoriale dei Comuni dell’ex Ato 3 (Firenze-Prato, Pistoia) sull’approvazione della nuova tariffa idrica così come è stata predisposta dall’Autorità nazionale dell’energia elettrica e gas. La nuova tariffa, che prevede il taglio del 7% dei tassi di interesse per gli investimenti, cancellati dal referendum, ma lo sostituisce con un 6,3% di oneri finanziari, è stata bocciata dall’assemblea dei comuni, tranne il voto favorevole di Firenze e Borgo S. Lorenzo.
Una bocciatura che ha fatto saltare sulla sedia Erasmo D’Angelis, il presidente di Publiacqua, l’azienda che gestisce gli acquedotti nell’area interessata. «È un no che mi preoccupa - spiega il presidente D’Angelis - perché le risorse per pagare gli interessi bancari dovranno arrivare da altre parti: dallo Stato, dalla Regione o dai Comuni. Nel piano triennale sono messi in preventivo 75 milioni di investimenti. Soltanto il progetto dell’acquedotto di Prato richiede uno sforzo finanziario pari a 65 milioni di euro. Non posso andare in banca a prendere questi soldi. Così facendo si rischia di poter disporre di risorse sufficienti solo a garantire l’ordinaria manutenzione. O forse i Comuni pensano di ritagliare queste risorse dai propri bilanci comunali? Spero che l’assemblea regionale del 30 aprile possa cambiare questa impostazione. Del resto altre province, come Livorno e Siena, hanno già approvato il riassetto tariffario».
Il vicesindaco di Prato, Goffredo Borchi, membro del consiglio direttivo dell’Autorità Idrica Toscana, ha pronta una replica argomentata. «Innanzitutto tengo a precisare che questa bocciatura non significa un attacco a Publiacqua. Bisogna fare una distinzione: un conto è l’azienda e un altro il nuovo metodo tariffario transitorio (attraverso il quale si determinano le tariffe che consentano poi la gestione dell’azienda), anche se poi le due cose sono legate. Questo metodo transitorio è dettato dall’Aeeg e prevede una griglia rigida che non può essere accettata per due motivi: il primo è il rispetto dell’esito referendario del 2011. Il Paese ha bisogno di cambiamento e quindi occorre ascoltare ciò che i cittadini hanno voluto esprimere col loro voto. Il secondo aspetto riguarda gli oneri finanziari. Il referendum ha sancito l’abolizione della remunerazione del capitale investito (il 7%) ma l’Aeeg che cosa ha fatto? Da una parte ha recepito la necessità delle aziende su quello che sono gli oneri finanziari, e fin qui va bene perché vengono riconosciuti gli oneri per i soldi concessi dalle banche, altra cosa è invece riconoscere la remunerazione del rischio di mercato, che non esiste per un’azienda in regime di monopolio. È un’offesa per chi è andato a votare al referendum e al buon senso».
«Il secondo problema è la durata degli ammortamenti passata da 10 a 20 anni, con effetti immediati su quello che è il capitale residuo aziendale a fine concessione. Questo significa che nel 2021, quando scadrà la concessione con Publiacqua, per riacquisire la quota privata occorrerebbe moltiplicare per 4-5 il valore attuale». Ciò che sconforta Borchi è il fatto che vengano riconosciute risorse a prescindere dal giudizio sulla capacità di gestione dell’azienda. «Non si può fare uscire il 7% dalla porta e farlo rientrare dalla finestra - commenta - . L’assurdo, inoltre, è che si prevede che le quote d’ammortamento e l’interesse sul capitale investito sono riconosciute anche nel caso siano ottenute attraverso finanziamenti a fondo perduto. In pratica le aziende prima ricevono soldi dalla fiscalità generale e poi queste somme vengono rimesse in ammortamento facendole pagare in tariffa. Queste sono follie».
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