Il Tirreno

Prato

Tre punti chiave per poter ripensare Prato e il suo futuro

DI GIUSEPPE GREGORI

Una carrellata di interviste a personaggi della città nell’ultimo libro pubblicato da Giuseppe Gregori

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L’idea del futuro mi affascina da sempre, penso che prefigurarlo sia un compito che spetta a tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti della polis, della comunità in cui vivono, qualunque sia il ruolo che hanno svolto nel passato, svolgono nel presente, aspirano a svolgere ne futuro, appunto. (…) Mi è capitato recentemente di leggere una frase di Albert Camus, che mi sembra fotografare bene quello che accade a Prato: «Ho grandi difficoltà a immaginare una prospettiva futura. Ho il senso del presente, in modo abbastanza acuto e forte e, credo, un po' il senso del passato. Al contrario, rispetto al futuro, credo che le mie riserve d'immaginazione siano insufficienti. Devo fare sempre un vero e proprio sforzo per cercare d'immaginare il futuro di una cultura o di una situazione».

Se si legge lo scritto di Albert Camus una decina di pagine più avanti, tuttavia, ci si rende conto che col futuro ha invece una discreta relazione: parlando di Europa, nel 1955, in Grecia, afferma che o si costruisce uno stato federale, o non c'è futuro («Penso che in questa fase l'Europa sia costretta da una ventina di lacci in un quadro rigido all'interno del quale non riesce a respirare»).

Giudichi il lettore se ci poteva essere luogo più adatto per divinare un responso così esatto!

Tornando alla nostra città, è dunque necessario sforzarsi di capire quali strade possano portarci fuori dalle difficoltà in cui siamo immersi; penso che sia opportuno un grande dibattito alla luce del sole, che realizzi due obiettivi necessari: elaborare proposte concrete e (possibilmente) vincenti; selezionare una classe dirigente che accompagni la città nei prossimi decenni.

Al momento attuale manchiamo delle une e dell'altra. Assistiamo a manovre tattiche (la tattica, senza una strategia, diventa tatticismo, uno dei principali nemici della Politica con la P maiuscola), a scontri che non si trasformano mai in vera e nobile battaglia politica, nell'un campo e nell'altro: anche se a me, come il lettore saprà, per antica militanza, è il campo del centrosinistra quello che interessa. (...)

Ho voluto dare fiato a donne e uomini della città, in particolare alla città che soffre maggiormente le conseguenze della crisi: penso all’operaio, all’emigrata, alle associazioni di volontariato laico e cattolico, al giovane. Ho ascoltato alcuni tra i migliori esperti della città in settori fondamentali: l’urbanistica, l’economia, la stratificazione sociale, la cultura, la pubblica amministrazione, la comunicazione.

(…) Come è facile immaginare sono emerse problematiche le più varie, analisi, suggerimenti diversissimi; cionondimeno, è possibile riassumere in tre grandi filoni l'esito dell'inchiesta: la crisi del distretto tessile, con i disagi e i problemi che si trascina dietro; l'immigrazione, in particolare quella cinese; l'esigenza di modernizzare la città dal punto di vista urbanistico e delle infrastrutture.

Penso che questi tre grappoli di questioni possano rappresentare efficacemente il terreno su cui Prato giocherà la partita per garantirsi un futuro all'altezza della propria storia.

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