Sicurezza
Il Tar dà una mano agli infartuati: torna gratis il farmaco
La sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio fa esultare i pazienti con poche disponibilità economiche che erano costretti a pagare il Seacor
Quello che non hanno ottenuto le proteste degli infartuati ha potuto una sentenza del Tar del Lazio. Il farmaco Seacor e tutti i medicinali appartenenti alla classe “Pufa Omega 3” tornano a essere rimborsabili e non dovranno più essere pagati dai pazienti. Nemmeno da Enrico Lai, il pratese di cui in questi giorni abbiamo raccontato la storia che è diventata un caso.
La sentenza del Tar del Lazio ha accolto il ricorso della Sigma Tau spa contro l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia del comunicato di "non rimborsabilità" da parte del Servizio sanitario nazionale di quei medicinali "Pufa Omega 3" che tante polemiche hanno innescato fin dal giorno dopo in cui il provvedimento è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 28 febbraio scorso. Il Tar ha sospeso il provvedimento impugnato e fissato l'udienza pubblica per la discussione per il 17 dicembre prossimo.
Si tratta di una vera e propria vittoria per tutti quei pazienti che facevano uso dei medicinali della classe Omega 3 e che, in gravi difficoltà economiche, non potevano più permetterselo. Il Tirreno in questi ultimi giorni ha portato alla ribalta nazionale i casi di Enrico Lai, operaio infartuato di 58 anni in gravi difficoltà economiche, che aveva difficoltà a continuare la cura e stessa situazione si è trovato a vivere Tommaso Venezia, altro infartuato senza lavoro e con una famiglia di cinque persone da mantenere.
«E’ una bella vittoria», dice il medico cardiologo, Roberto Comi che presta servizio anche all’Asl 4 con ambulatorio nel centro socio sanitario Roberto Giovannini. «La decisione dell’Aifa di render non rimborsabili gli Omega 3 ha seguito una mera logica economica e non certo studi scientifici - dice il cardiologo - L’uso del Seacor nella fase post infarto è una scelta che arriva da studi fatti dai cardiologi italiani e che dimostrano che riducono le percentuali della mortalità. Questi studi sono stati fatti talmente bene che sono presi ad esempio e seguiti a livello internazionale. L’Aifa rilascia la mutuabilità nei casi di trigliceridi alti, ma quella è un’altra storia e ci sono studi che dichiarano che in quei casi i benefici sono più immediati e netti».
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