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Prato

Caro farmaci, l'appello di un altro cardiopatico disoccupato: "Il Seacor torni gratuito"

Caro farmaci, l'appello di un altro cardiopatico disoccupato: "Il Seacor torni gratuito"

Tommaso Venezia, ha tre figli ed è senza lavoro, se non assume il medicinale due volte al giorno rischia l'infarto. Si è rivolto al giornale per non per avere l'aiuto materiale di privati cittadini  ma per risolvere in modo definitivo la questione dei farmaci salvavita esclusi dalla convenzione pubblica

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PRATO. «Prendo due pasticche di Seacor al giorno per tenere sotto controllo i trigliceridi. Solo questo farmaco mi permette di non rischiare un nuovo infarto, ma sono disoccupato, ho tre figli e una moglie a sua volta senza lavoro, come posso andare avanti?» E’ questo il grido di disperazione di Tommaso Venezia, quasi cinquant’anni e da sette in terapia col Seacor.

«Ho telefonato al Tirreno non perché stia cercando la solidarietà degli altri cittadini - continua Venezia - Non sono qui a chiedere che qualcuno regali anche a me le confezioni di Seacor che non utilizza più. Vorrei tanto che venisse cambiata la legge per questo farmaco. L’anno scorso i cardiologi hanno fatto una battaglia e sono riusciti a far slittare di un anno l’entrata in vigore del suo pagamento. Adesso ci vuole una nuova mobilitazione, dobbiamo far capire alla Regione che questo farmaco è un salva vita, riduce il rischio di ricadute per gli infartuati e quindi non può essere a pagamento». Poi il signor Venezia racconta il gesto di solidarietà di cui è già stato protagonista. «L’ultima volta che il medico mi ha prescritto due scatole di Seacor era proprio il periodo a cavallo del cambio della normativa - racconta Tommaso Venezia - Il medico non sapeva che erano diventati a pagamento e non mi ha detto niente e lo stesso ha fatto la farmacista di Castelnuovo che mi ha consegnato le scatole. Due giorni dopo però mi ha chiamato per dirmi che bisognava o che restituissi le medicine o che le pagassi. Io avevo già iniziato una scatola e sono andato in farmacia in lacrime per dire che non avevo un euro e che in famiglia eravamo tutti senza lavoro. I farmacisti si sono commossi e me li hanno regalati pagandoli di tasca loro, ma ora sono all’ultima scatola e non ho proprio il coraggio di ripresentarmi da loro per chiedere altre confezioni senza avere i soldi per pagarle».

«Credo che nella mia stessa situazione si trovino molte altre persone - conclude Venezia - ed è per questo che bisogna lottare perché torni ad essere gratuito».(p.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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