Il Tirreno

Prato

«C’è un flusso regolare di restituzioni»

«C’è un flusso regolare di restituzioni»

Nella farmacia interna dell’ospedale si selezionano i medicinali consegnati dai cittadini per recuperare quelli ancora buoni

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PRATO. La gara di solidarietà iniziata a livello regionale per aiutare Enrico Lai, l’operaio cinquantottenne pratese infartuato, senza lavoro e con la necessità di doversi pagare il Seacor, un farmaco prescritto per le fasi post operatorie per evitare il rischio di ricadute, sta facendo scoprire che sono molti i cittadini che si trovano in casa medicine che non usano più e che sono ancora integre e quindi utilizzabili. Forse non tutti sanno che a Prato c’è la Farmacia interna dell’ospedale che grazie ad un articolo della Finanziaria del 2007 è autorizzata a ritirare i farmaci non utilizzati dai cittadini e, una volta verificato che sono ancora a tutti gli effetti riutilizzabili, a reimmetterli sul mercato, senza fini di lucro.

«Sì, c’è un flusso abbastanza regolare di persone che ci consegnano farmaci non utilizzati», racconta il dottor Alberto Anichini, direttore della farmacia interna dell’ospedale. «Ma va sottolineato che solo un dieci-quindici per cento di quei farmaci riusciamo a reimmetterlo nel circuito sanitario - dice il dottor Anichini - Diciamo che facciamo una selezione molto severa. Quelli che non hanno bisogno di una particolare tipologia di conservazione, se sono integri e non scaduti vengono riutilizzati. La gran parte però viene destinata allo smaltimento». E allo smaltimento finiscono anche tutti quei farmaci che i cittadini inseriscono nei contenitori presenti nelle farmacie. Personale dell’Asl passa periodicamente per recuperarli e si dà per scontato che siano per lo smaltimento.

«Di solito ci portano grandi quantità di farmaci quando c’è un cambio di terapia per le malattie croniche - continua il dottor Anichini - Diciamo che sono soprattutto i farmaci che usano le persone anziane che ci ritornano e questo avviene o perché ad un certo punto c’è un cambio di terapia oppure perché, purtroppo c’è il decesso del paziente ed i familiari, molto civicamente, ci riportano indietro le medicine che sono rimaste inutilizzate». E visto che in questi giorni si parla tanto del Seacor e del fatto che essendo diventato non più mutuabile sta mettendo in difficoltà molti pazienti, è uno dei farmaci che ogni tanto vi rientra fra quelli consegnati dai cittadini perché non più utilizzati? «Purtroppo no, devo dire che capita davvero di rado di vedersi riportare una confezione di questo farmaco - conclude il dottor Anichini - Di solito sono essenzialmente quelli legati alla cura dell’ipertensione che ci arrivano in grandi quantità e che noi, quando sono riutilizzabili li usiamo per i pazienti ricoverati in ospedale o nelle strutture esterne come le Residenze sanitarie assistenziali».

Pasquale Petrella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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