Gioco
Sei licenziamenti al giorno nelle piccole aziende pratesi
All’Inps sono arrivate da Prato dall’inizio dell’anno 656 richieste di disoccupazione Aspi. Le ore di cassa integrazione hanno toccato complessivamente quota un milione in tre mesi
PRATO. Dal primo gennaio a ieri nella provincia di Prato hanno fatto richiesta per avere l’Aspi, il nuovo strumento normato dalla Fornero e che va a sostituire l’indennità di disoccupazione, 656 lavoratori.
Tradotto vuol dire che a Prato le aziende piccole (con meno di 15 dipendenti) licenziano più di sei persone al giorno. Un dato ufficiale dato al Tirreno dall’Inps non ancora pubblico e che lascia inebetiti anche perché, a questi licenziamenti, è necessario sommare i lavoratori che hanno perso il lavoro nelle aziende più grandi. Va poi detto che ancora la normativa non è perfettamente attuata e che non si sa quanto e se le aziende che assumeranno i lavoratori inseriti in queste liste avranno sgravi contributivi.
Un esercito di lavoratori che riscuoteranno un’indennità (al massimo sono 1.000 euro lorde al mese) per otto o 12 mesi a seconda dell’età e che rischia di avere bassissime probabilità di trovare un impiego perché la scelta per un’impresa che vuole assumere pende senza dubbio per i lavoratori in mobilità che portano invece in dote un tesoretto di sgravi.
Un esercito a cui si sommano coloro che hanno fatto la richiesta Aspi per il 2013 (ora si fa anticipata) che sono 85 e coloro che invece hanno diritto alla mini Aspi (hanno lavorato per periodi più brevi) che sono 1.385.
Un esercito di potenziali nuovi poveri che impressiona soprattutto se si va a guardare quanti sono coloro che usufruiscono di altri ammortizzatori sociali. «Risultano a Prato - spiega Fabio Giovagnoli di Ires Toscana, l’istituto di ricerche economico e sociali legato alla Cgil - un milione di ore di cassa integrazione complessiva fatte nel primo trimestre del 2013, trecentomila ore in più rispetto rispetto allo stesso periodo del 2012».
Andando a leggere più nel dettaglio i dati della cassa integrazione richiesta risulta che la cassa integrazione ordinaria è passata (sempre con riferimento allo stesso periodo) da 154.837 ore a 245.285 ore, quelle di cassa integrazione straordinaria da 221.784 a 394.470 mentre quella in deroga da 530.995 a 390.284.
«L’aumento della straordinaria - commenta Giovagnoli - nasce dalla crescita delle aziende che hanno cessato l’attività e che soprattutto hanno avviato procedure fallimentari e concordatarie mentre il calo della deroga è dovuto al mancato rifinanziamento e quindi alla non accettazione delle domande».
La mancanza di finanziamenti sufficienti per la cassa integrazione in deroga (tra l’altro Prato è stata una delle prime realtà toscana ad usufruirne) è un tema caldissimo: oggi Cigl, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione di protesta. Da Prato questa mattina è partito un pullman di lavoratori organizzato dai sindacati e diretto a Roma dove si chiede un maggior impegno per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali.
I dati pratesi preoccupano la vice presidente della Provincia Ambra Giorgi che certo non è sorpresa. «Noi abbiamo in programma - commenta - un seminario di approfondimento su alcuni temi legati al lavoro e in particolare sugli strumento per l’avviamento al lavoro dei giovani: un aspetto che è una vera e propria catastrofe».
«Quello fornito dall’Inps - aggiunge Giorgi - è un dato brutto ma, purtroppo, atteso perché segnali di ripresa non ce ne sono. Purtroppo il contesto è molto, molto pesante. Siamo in una situazione di crisi vera, pesante: a soffrire è il nostro tessile ma un po’ tutti i settori».
@ileniareali
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