Sicurezza
Marco, la terza vittima di via Manzoni
È morto investito sulle strisce pedonali. Parla il figlio di Ugo Costantino, ucciso otto anni fa: «Qui è ancora pericoloso»
PRATO. E’ stato investito in via Manzoni mentre tornava a piedi dal bar. A casa lo aspettavano per la cena. Marco Fiaschi, 65 anni, ha trovato la morte lungo il tratto di strada che percorreva ogni giorno. Una moto l’ha travolto e per lui non c’è stato niente da fare. Portato all’ospedale in gravi condizioni è morto poche decine di minuti dopo.
Il motociclista, un quarratino di 48 anni, disperato l’ha detto subito: «Svoltando alla rotonda il sole mi ha abbagliato e non l’ho visto».
Via Manzoni è quella che si chiama una strada killer. Prima di Fiaschi, nel 2005, hanno perso la vita alcune decine di metri più avanti, Amelia Bini di 68 anni e Ugo Costantino di 81 anni.
Anche loro erano a piedi e anche loro avevano l’abitudine di utilizzare quella strada per andare a casa. Per queste due morti è stato condannato il Comune di Prato a un risarcimento danni e a fare delle opere di messa in sicurezza anche se solo nel tratto dove sono stati investiti i due anziani.
Ugo Costantino è stato ucciso il 4 novembre e stava andando nel suo orto. All’epoca dei fatti via Manzoni, nelle vicinanze dell’incrocio con via Bigoli, non era illuminata e c’era una pista ciclabile che l’attraversava.
«Quando mio padre è stato investito era una strada chiaramente pericolosa - racconta Orlando, il figlio di Ugo Costantino - e per questo il Comune ha perso la causa e ci ha pagato 360.000 euro di danni. Ancora è aperta una causa con la Provincia e con il Genio Civile mentre l’assicurazione ci ha liquidati proprio perché era insicura».
E’ difficile perdere un genitore all’improvviso, travolto sulla strada. Ma lo è ancora di più quando sulla stessa strada prima di lui è morta un’altra persona e un terzo è rimasto immobilizzato agli arti inferiori.
Senza contare gli incidenti con feriti meno gravi che, negli anni, si sono susseguiti in via Manzoni. «Qualche mese prima del babbo era morta un’altra donna - racconta Costantino - e oggi i lavori in quel punto sono stati fatti e la strada è stata messa in sicurezza. Non è così invece nel tratto dov’è morto il signor Fiaschi: lì chi arriva da Iolo e Tobbiana le strisce pedonali non le vede. Sono coperte dalla curva ed è pericoloso. Serve sempre un morto, e a volte due, perché si risolvano i problemi. Lo dimostra la storia del mio babbo: questo è il nostro paese».
Costantino manda un messaggio alla famiglia di Fiaschi.
«Fate valere i vostri diritti. Chiedete a tutti quello che vi spetta. Non è solo una questione di soldi per la famiglia ma è anche un modo per salvare la vita a qualcun altro. Le strisce in quel punto sono pericolose è evidente».
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