La manifestazione
Falso made in Italy a Chinatown
Sequestrati 30.000 capi in due negozi. C’erano anche molti marchi contraffatti
PRATO. All’inizio di via Pistoiese c’erano un paio di negozi che sono stati un paradiso per chi voleva sfoggiare un capo d’abbigliamento griffato con il marchio più in voga sul mercato. Da Gucci a Prada, da Ermenegildo Zegna a Paul Smith. Quasi impossibile non trovare l’etichetta che fa la differenza per chi segue l’ultima moda.
C’erano e non ci sono più, quei due negozi. O meglio, i negozi ci sono ancora, ma gli scaffali sono vuoti. A svuotarli ci hanno pensato giovedì i finanzieri della Compagnia diretta dal capitano Luigi D’Abrosca, che ne hanno portati via a migliaia. Quasi 30.000 a voler essere precisi, per un valore al dettaglio stimato in alcune centinaia di migliaia di euro.
I due negozi, a pochi metri l’uno dall’altro, risultano intestati a un cinese ufficialmente residente a Perugia che non era presente al momento del controllo e che è stato denunciato a piede libero per aver messo in commercio prodotti con segni mendaci.
Al negoziante la guardia di finanza ha mosso due diverse contestazioni: una parte dei capi d’abbigliamento sarebbero stati venduti con l’etichetta “made in Italy” mentre in realtà erano importati dalla Cina; un’altra parte avrebbe false etichette delle più note griffe della moda.
Nel primo dei due negozi sono stati sequestrati 16.881 capi e accessori d’abbigliamento, nel secondo 12.990 capi, per un totale di 29.871 pezzi.
I negozi non sono stati sequestrati, ma non avendo niente da vendere, ieri erano malinconicamente chiusi. Poco più avanti, lungo via Pistoiese, si nota un altro bandone di un’attività sequestrata dalla Finanza su ordine della Procura lo scorso 16 marzo.
Per quanto riguarda i prodotti che si sospetta siano venduti come “made in Italy” non essendolo, per il negoziante c’è la possibilità di rientrarne in possesso dopo aver eliminato l’etichetta truffaldina e aver pagato la sanzione amministrativa. Per le false griffe, invece, se i successivi accertamenti confermeranno che si tratta di marchi contraffatti, non ci sono alternative alla distruzione. (p.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
