Il dolore
Il lanificio Assotex si arrende e cessa l’attività
Lettera di licenziamento per i dipendenti nonostante la vendita dell’uso della collezione ai colleghi di Prato di Marini Industrie. E’ l’ennesima azienda che si arrende: in questo caso la crisi è coincisa con il calo della domanda nel mercato interno
PRATO. Il lanificio Assotex, dopo quarant’anni, cessa l’attività. Così è scritto sulla lettera di licenziamento consegnata nelle mani dei dipendenti a cui un paio di giorni fa è stato comunicato che il lanificio sarebbe stato chiuso.
Poche ore prima sul Tirreno avevano letto che Lombardi aveva venduto l’uso del marchio e quindi della propria collezione alla Marini industrie. Uno scambio che era sembrato un modo per racimolare liquidità grazie alle royalties, magari da utilizzare per andare avanti ancora in attesa della ripresa della domanda interna.
E magari pagare un po’ dei debiti accumulati con le banche e con i fornitori oltreché con i dipendenti che immaginavano la fine che attendeva l’azienda ma che continuavano a sperare.
«Adesso - dicono tutti riuniti - chiediamo che con i soldi ricavati dall’accordo ci vengano pagati i due stipendi che abbiamo arretrati e il Tfr. Lombardi ci ha detto che qualcosa ci dà lunedì e noi onestamente ci speriamo».
E’ difficile mettersi su due fronti diversi quando si è lavorato per anni fianco a fianco in una piccola azienda tessile.
«Abbiamo lavorato nell’azienda quasi tutti per oltre venti anni», spiegano i dipendenti Matteo Baroncelli, Barbara Maccelli, Rita Natali, Valentina Rizzo, Donatella Bonvissuto, Stefano Targetti e Paolo Baccini.
«Avevamo capito - aggiungono - che prima o poi l’azienda avrebbe chiuso. Ci dispiace che non essere stati informati su cosa stava accadendo. Adesso decideremo cosa fare e cercheremo di capire se davvero saremo pagati in tempi brevi».
I motivi della chiusura del lanificio assomigliano un po’ a quelle di tutte le decine di aziende tessili che hanno abbassato i battenti in questi ultimi anni.
Il lanificio Assotex era specializzato in stoffe per cappotti da inverno. Era su un segmento di buona qualità ma soggetto alla concorrenza nazionale e internazionale.
Poco strutturato per la commercializzazione con l’estero, era concentrato sul mercato interno e con il calo della domanda (sommata al fatto che troppo spesso gli ordini non venivano pagati o comunque con grossi ritardi) non è rimasto che arrendersi.
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