Il Tirreno

Prato

In crisi anche la Chinatown FOTO

di Cristina Orsini
In crisi anche la Chinatown FOTO

Vittorio Zhu: «I cinesi ricchi se ne sono già andati, ora tornano in patria quelli poveri»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un po’ meno brulicante, coi negozi un po’ più vuoti, un po’ meno asia. E’la Chinatown, di là dal confine di porta Pistoiese, in tempi di crisi. La grande depressione è arrivata in quella che per i pratesi è terra di nessuno e che per i trentacinquemila - o forse più - cinesi è stata invece terra di conquista. E qualcosa è cambiato.

«Adesso è una fatica. Qui non entra più nessuno» dice Vittorio Zhu, a Prato dal 1987, titolare di un supermercato, effettivamente vuoto, lungo via Pistoiese. «I cinesi ricchi - continua - se ne sono già andati. Quello poveri lo stanno facendo: devono pagare l’affitto per vivere qui. E chi glielo fa fare se un lavoro non ce l’hanno più? Milone (l’assessore sceriffo ndr) fa quello che deve fare perchè le leggi vanno rispettate - ragiona Vittorio - Ma più controlli si fanno più la nostra gente lascia e i pratesi si troveranno presto con tante case e tanti fondi sfitti». E allora - non lo dice ma lo pensa - saranno dolori.

La crisi livella, la crisi non guarda in faccia nessuno. Di certo non il colore della pelle. Ed è così che sono tanti, vestiti poveramente, i cinesi fermi di fronte agli annunci di lavoro su Prato, Firenze e anche Bologna, che scorrono sul monitor elettronico collocato nella piazzetta - ex del mercato abusivo - di fianco all’Unicredit: «Cerchi lavoro?» «Si». «Non riesci a trovarlo nelle confezioni del Macrolotto Uno?» «No, è difficile». E allora? Allora ci si inventano mestieri nuovi, anzi antichissimi.«Qui è uno schifo. Dall’imbrunire e per tutta la notte è pieno di battone. Che lavorano in mezzo al sudicio e in mezzo ai topi». Giuseppe Santosuosso è un superstite, uno dei pochi pratesi doc che ha deciso di continuare a vivere nella Chinatown. Non sono tanti. «Sa cosa sta succedendo? - dice - Che le donne di tutte le età, anche quelle non più giovani, escono dalla fabbrica perchè di lavoro ce nè più poco e vanno per strada». E c’è la prova: la Chinatown fuori porta è tappezzata da bigliettini di carta, compilati con gli ideogrammi, appiccicati a muri, porte, finestre, ogni spazio libero, che indicano nome, via prestazioni e tariffe delle “massaggiatrici”. Centinaia di specialiste.

Una è seduta nella piazzetta, in pieno giorno, sguardo assente, attende clienti mentre un Suv Bmw da più di centomila euro con alla guida un cinese di seconda generazione va e un utilitaria piccola e messa male con due pratesi a bordo entra nel parcheggio. E’ l’altra faccia della Chinatow quella che fa infuriare i pratesi: «Loro stanno bene, si comprano i macchinoni e fanno quel che vogliono e noi qui a tirare la cinghia». Dicono in coro le due donne che escono dalla stireria all’inizio di via Pistoiese. E’ la declinazione più spicciola della convivenza mancata, di una fusione mai avvenuta e, chissà, forse nemmeno cercata. Cinesi da una parte, italiani dall’altra. «Come va la convivenza? Ma quale convivenza?» Silvia Fogaggi, del forno omonimo, famoso per la schiacciata, dei cinesi male non parla. «Non c’è nulla da dire: qui non entrano, non ne vediamo uno. Nei nostri negozi non comprano, vanno solo nei loro». E proprio a causa delle crisi «sono diminuiti anche i clienti italiani quindi capirà bene - conclude - che la situazione è difficile». Ma nel grande mare della Chinatow c’è spazio anche per il contrario. Per un negozio che vive, anzi prospera, soprattutto grazie agli italiani. Capita dalla parrucchiera Luna (il salone si chiama Zhen Zhen) dove su quattro clienti tre sono pratesi e uno è anche uomo. «Che male c’è - dice Giorgia, capelli ancora bagnati - lei (indica la parrucchiera ndr) è brava e i prezzi sono ottimi». “Lei” è Luna, appunto, chic, tacco dieci, grande sorriso. «Ho studiato taglio in Cina - racconta - poi ho fatto le scuole anche qui». 15 euro per il taglio, 35 se si aggiunge il colore. E buon senso, non concorrenza sleale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze